Reggio, trovato arsenale di armi e cocaina con simbolo massoneria

Scoperto dalla finanza In un garage del centro città. C'erano anche 2,5 kg di esplosivo. Sul panetto di droga un triangolo, occhio e compasso, simboli dei "grembiulini"

Carlomagno campagna Jeep Cherokee Novembre 2019

Un panetto di cocaina di oltre un chilo, con impressi alcuni simboli massonici (una squadretta, un occhio ed un compasso), insieme a due chili e mezzo di esplosivo (gelatina-dinamite detonatore incluso), 14 tra mitragliatrici, fucili e pistole e 500 cartucce: è quanto hanno scoperto, nel corso di un’operazione denominata “Bunker”, i militari del Comando provinciale di Reggio Calabria della Guardia di finanza.

Il materiale è stato trovato in un garage nel centro della città dello Stretto nella disponibilità di un 31enne, G.D., che è stato arrestato e condotto in carcere. L’arrestato è l’affittuario del garage in cui sono stati trovati il panetto di cocaina, l’esplosivo, e le armi, mentre il proprietario del locale è risultato estraneo ai fatti.

In particolare, nel garage, ubicato in un complesso condominiale, erano occultati, insieme alla cocaina ed all’esplosivo, due pistole mitragliatrici, sei fucili da caccia, un fucile a canne mozze, quattro pistole semiautomatiche e una a tamburo.

Il potenziale offensivo di questo arsenale, risulta, a dir poco, stupefacente, spiegano i finanzieri: la maggior parte delle armi rinvenuta è risultata essere rubata, circostanza sintomatica sia della sistematicità d’azione dei detentori del materiale bellico rinvenuto, che dell’estrema pericolosità dei loro chiari intenti criminali.

Altrettanto sbalorditiva è stata la modalità di detenzione, quasi indisturbata, in un
garage del centro cittadino, soprattutto alla luce degli accertamenti tecnici condotti in merito ai 2,39 kg di esplosivo ritrovati: si trattava infatti di gelatina dinamite a base di nitroglicerina, un esplosivo ad altissimo potenziale, particolarmente sensibile che, dopo la campionatura, è stato immediatamente distrutto, poiché col tempo, decomponendosi, diventa altamente instabile.

L’esplosivo rinvenuto, unitamente alla miccia a lenta combustione e al detonatore
sequestrati, se assemblati correttamente, si sarebbero potuti utilizzare per la
realizzazione di un cosiddetto I.E.D. (Improvised Explosive Device) con elevatissime
capacità di offensività.