‘Ndrangheta, blitz in Piemonte: arrestato assessore regionale di Fratelli d’Italia

Roberto Rosso, aderente al partito della Meloni, aveva la delega ai Diritti per la Regione Piemonte. La Dda di Torino gli contesta voto di scambio politico mafioso. Insieme a lui altri 7 in carcere


Roberto Rosso

La Guardia di finanza di Torino ha eseguito stamattina 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia torinese nei confronti di soggetti ritenuti legati alla ‘ndrangheta radicati nel territorio di Carmagnola e operanti a Torino.

Tra le condotte illecite, oltre all’associazione per delinquere di stampo mafioso e reati fiscali per 16 milioni di euro, è stato contestato anche il reato di scambio elettorale politico-mafioso. Nel corso dell’operazione, in codice “Fenice”, si stanno eseguendo provvedimenti di sequestro per milioni di euro su 200 tra imprese, immobili e conti correnti, eseguiti in Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna.

Tra gli arrestati risulta esserci anche Roberto Rosso, assessore ai Diritti civili della Regione Piemonte, a lungo parlamentare di Forza Italia, per cui all’inizio degli anni ’90 è stato candidato sindaco di Torino, e ora in Fratelli d’Italia. Le accuse nei suoi confronti riguarderebbero le ultime elezioni regionali di primavera. Secondo la Dda Rosso avrebbe offerto 15mila euro in cambio della promessa di un “pacchetto di voti”.

L’indagato si dimette da assessore
Roberto Rosso, ha rassegnato le dimissioni da assessore della Regione Piemonte. Secondo quanto si apprende da ambienti politici, la lettera è stata firmata in carcere ed è già nelle mani del governatore Alberto Cirio.

Alberto Cirio accetta le dimissioni
Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, si dice “allibito” per l’arresto di Roberto Rosso e annuncia di avere “prontamente accettato” le sue dimissioni da assessore regionale, “avendo già fatto predisporre la sua revoca”. “Come governo regionale – aggiunge Cirio – non possiamo accettare che esista alcuna ombra e più che mai su un tema come quello della lotta alla mafia e alla criminalità, che sono per noi un principio irrinunciabile e per il quale abbiamo voluto costituire per la prima volta in Piemonte una specifica Commissione permanente sulla Legalità. La mafia è il nemico, il male assoluto. E questo deve averlo ben chiaro chiunque voglia governare con me il Piemonte”.

Meloni: “Fuori da Fratelli d’Italia”
“Roberto Rosso ha aderito a Fratelli d’Italia da poco più di un anno. Apprendiamo che stamattina è stato arrestato con l’accusa più infamante di tutte: voto di scambio politico-mafioso. Mi viene il voltastomaco. Mi auguro dal profondo del cuore che dimostri la sua innocenza, ma annuncio fin da ora che Fratelli d’Italia si costituirà parte civile nell’eventuale processo a suo carico. Ovviamente, fin quando questa vicenda non sarà chiarita, Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da FdI”, afferma la leader di FdI Giorgia Meloni.

L’inchiesta Fenice
L’attività in parola è stata condotta dal Nucleo polizia economico-finanziaria di Torino – Gico della Guardia di Finanza e costituisce sviluppo dell’operazione denominata “Carminius” che già aveva portato, nel marzo 2019, all’esecuzione di un analogo provvedimento a carico di numerosi soggetti organici alla medesima struttura ‘ndranghetista radicata nel territorio di Carmagnola ed operante nell’area meridionale di Torino.

Le successive investigazioni hanno messo in luce ulteriori figure di spessore criminale, tra cui, in ordine di importanza, Onofrio Garcea e Francesco Viterbo, che secondo l’accusa avrebbero riorganizzato gli assetti del predetto sodalizio (Garcea è ritenuto affiliato al clan Bonavota, ndr), intessendo rapporti con un noto imprenditore torinese, Mario Burlò, con interessi sul territorio nazionale e sponsor di varie squadre sportive, anch’egli destinatario della misura con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Quest’ultimo, con il costante sostegno garantitogli dai membri della cosca, ha attuato uno strutturato sistema di evasione fiscale attraverso la creazione di più società, formalmente non riconducibili allo stesso, tramite cui compiere indebite compensazioni Iva ed ottenere in tal modo considerevoli profitti.

Il “sistema” così elaborato ha permesso di accumulare indebite compensazioni per un valore superiore ai 16 milioni di euro. Le indagini avrebbero fornito una “chiara evidenza delle ragioni dell’intesa tra il sodalizio e Burlò”: da un lato quest’ultimo, dovendo investire l’ampia liquidità realizzata tramite l’evasione fiscale, ha potuto perfezionare agevolmente acquisti immobiliari supportato dalla copertura e dalla protezione fornitagli dai membri dell’organizzazione criminale. Allo stesso modo la cosca ha ottenuto illecitamente ingenti profitti ed il controllo di attività economiche nello specifico settore imprenditoriale.

La prima operazione realizzata tramite il suddetto pactum sceleris ha avuto ad oggetto la villa appartenuta al noto giocatore di calcio Vidal, recentemente acquistata proprio da Burlò e oggi posta sotto sequestro, insieme ad altre prestigiose proprietà, quali una decina di appartamenti in un resort di Olbia e alcuni ristoranti e bar del capoluogo torinese.

Nel prosieguo delle indagini – spiegano i finanzieri – è stato possibile appurare come la consorteria ‘ndranghetista, nelle persone dei citati Garcea e Viterbo, abbia manifestato la propria ingerenza anche in occasione delle elezioni politiche regionali del 26 maggio 2019, nel corso delle quali ha stipulato un “patto di scambio” con il candidato  Roberto Rosso, consistente nel pagamento della somma di 15.000 euro in cambio della promessa di un “pacchetto” di voti, avvalendosi della mediazione di due soggetti.

Come è noto, le elezioni si sono concluse con un ottimo risultato (quasi 4.800 voti) per il capolista nella circoscrizione di Torino e la nomina dello stesso ad Assessore Regionale.

Dalle indagini sarebbe emersa la “piena consapevolezza” del politico e dei suoi intermediari circa “la intraneità mafiosa dei loro interlocutori”, scrive la Gdf. In questi giorni i presunti affiliati avevano in corso un’attività finalizzata alla importazione dall’estero di un grosso quantitativo di stupefacente ed anche il perfezionamento di operazioni di indebite compensazioni di crediti Iva per diversi milioni di euro e ciò ha imposto la sollecita esecuzione della misura cautelare.