Omicidio Izzo-Molinaro maturato per vendetta. Ecco la dinamica

Gli arrestati dalla mobile di Catanzaro per il duplice omicidio Izzo Molinaro
Gli arrestati dalla mobile di Catanzaro per il duplice omicidio Izzo Molinaro

Svolta nelle indagini sul duplice omicidio di Pasquale Izzo e Giovanni Molinaro avvenuto a Lamezia Terme il 6 dicembre del 2000. La Squadra mobile di Catanzaro in sinergia con i colleghi del commissariato lametino, ha stretto il cerchio attorno a presunti mandanti e esecutori materiali del terribile delitto commesso in un bar affollato di avventori.

All’esito delle indagini coordinate dal pool di magistrati diretti dal procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, all’alba sono stati notificati cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, emessi dal Gip, a carico di Aldo Notarianni, di 51 anni; Giovanni Notarianni detto “Gianluca” (45); Antonio Villella detto “Crozza” (40); Vincenzo Torcasio (36); Pasquale Gullo (45). Tutti ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di duplice omicidio aggravato dalle modalità e dalle finalità mafiose.

La misura certifica la presunta responsabilità dei destinatari, ritenuti esponenti di spicco dell’allora cosca unitaria della ‘ndrangheta lametina facente capo alle famiglie Torcasio-Cerra-Giampà, nell’omicidio di Pasquale Izzo, nato a Lamezia Terme il 15 gennaio 1957 e Giovanni Molinaro, nato a Lamezia Terme il 7 luglio 1974, occasionale frequentatore del primo, avvenuto a Lamezia Terme il 6 dicembre 2000.

Il provvedimento restrittivo applicato ai cinque soggetti, sollecitato dal procuratore aggiunto, Giovanni Bombardieri e dal sostituto Elio Romano, mette a frutto le indagini condotte dalla locale Squadra Mobile e del Commissariato di Lamezia Terme, le cui evidenze hanno consentito di ricostruire il cruento fatto di sangue facendo piena luce sulle modalità di consumazione del delitto e sul contesto di ‘ndrangheta in cui si era realizzato.

L’attività d’indagine condotta dagli uomini della Questura di Catanzaro, concretizzatasi nel minuzioso raffronto tra le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Giampà, Angelo Torcasio, Pasquale Giampà, Pasquale Catroppa e Gioacchino Marco Macrina, e nell’individuazione di una molteplicità di riscontri alle loro asserzioni , ha permesso di delineare un solido quadro probatorio.

E’ stato così accertato che Nino Torcasio e Pasquale Giampà inteso “Boccaccio”, capi della cosca di ‘ndrangheta Cerra-Torcasio-Giampà di Lamezia Terme – unitaria prima dell’intervenuta scissione fra i Torcasio ed i Giampà – al fine di vendicare l’assassinio di Giovanni Torcasio classe 1964, rimasto ucciso nel cruento scontro passato alle cronache come prima guerra di mafia di Lamezia Terme, dopo aver effettuato vari incontri con gli affiliati più rappresentativi della cosca, tra i quali Aldo Notarianni, Giuseppe Giampà, Giovanni Notarianni, Antonio Villella, Pasquale Gullo e Vincenzo Torcasio, decretarono l’omicidio di Pasquale Izzo, ritenuto affiliato all’avversa cosca Iannazzo, dando mandato per l’esecuzione a Aldo Notarianni, Maurizio Giampà, Giuseppe Giampà, Antonio Villella e Giovanni Notarianni, detto “Gianluca”.

LA DINAMICA DELL’OMICIDIO – In particolare, Aldo Notarianni, accusato di essere l’esecutore materiale, e il defunto Maurizio Giampà, conducente dell’autovettura utilizzata dal commando, intorno alle 20,00 del 6 Dicembre del 2000, dopo aver ricevuto l’arma da Giuseppe Giampà e l’autovettura da Antonio Villella, raggiungevano un bar in via del Progresso a Lamezia, assai frequentato a quell’ora, dove era stata segnalata la presenza di Pasquale Izzo.

Entrato all’interno del locale, Aldo Notarianni, avrebbe esploso quattro colpi di revolver calibro 380 all’indirizzo della vittima predestinata ed uno contro Giovanni Molinaro, che in quel momento si trovava insieme al primo, uccidendo entrambi. I due presunti killer raggiungevano, subito dopo, il luogo designato per lo “scambio di macchina” dove venivano prelevati da Giovanni Notarianni che dopo aver incendiato il veicolo utilizzato, li scortava lontano dal luogo del delitto.

Pasquale Gullo è stato rintracciato presso la sua abitazione lametina mentre agli altri indagati il provvedimento restrittivo è stato notificato presso la case circondariali dove già si trovavano detenuti per associazione mafiosa e, per quanto riguarda Aldo Notarianni, anche per un altro omicidio.