Operazione Robin Hood, ecco lo scontro tra Salerno e Calvetta

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Operazione Robin Hood, ecco lo scontro tra Salerno e Calvetta
da sinistra Nazzareno Salerno e Bruno Calvetta

Uno delle figure chiavi da cui scaturisce l’inchiesta Robin Hood, è quella dell’avvocato Bruno Calvetta, nominato nel 2010 a dirigere il Dipartimento lavoro dall’ex governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti e poi “defenestrato” qualche anno più tardi dall’ex assessore regionale Nazzareno Salerno, oggi arrestato anche con l’accusa di avere esercitato presunte pressioni sull’ex Dg in quanto ritenuto “ostacolo” alle sue volontà.

Fu lui a opporsi ai processi che si stavano realizzando attorno al “Credito Sociale”, progetto destinato ai poveri, epicentro del terremoto giudiziario culminato oggi con i nove arresti. Al di là delle “antipatie” reciproche con l’assessore, l’ex manager semplicemente non si fidava di firmare atti che riteneva “dubbi”, piuttosto che esternare perplessità sull’operato di alcuni enti sub-regionali, Calabria Etica su tutti. E’ lui stesso a parlarne con il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Graziella Viscomi, le cui dichiarazioni sono riportate nell’ordinanza di custodia cautelare.

LO SCONTRO TRA SALERNO E CALVETTA –  Risalendo al 2010, anno della sua elezione in Consiglio regionale, l’esponente politico non entrò in prima battuta sulla “polveriera” del Lavoro, a quei tempi con sede in via Lucrezia della Valle. All’indomani delle regionali in giunta, Scopelliti, chiamò l’udiccino e imprenditore vibonese, Francescantonio Stillitani.

Salerno all’epoca ci rimase male, ma venne ripagato politicamente con la presidenza della terza Commissione consiliare rimanendo comunque fedelissimo del governatore. Intanto, Stillitani, dopo circa due anni, visto il clima, lasciò la poltrona di assessore abbandonando anche lo scranno in consiglio regionale.

E per Nazzareno Salerno si riaprì la “speranza”. L’esponente politico, forte su Vibo, è da subito il candidato “ideale” per assumere quella postazione. L’ex governatore lo nominò e, una volta insediato sembrò che il settore iniziasse a girare con rinnovato “dinamismo”. Col passare dei mesi, però, in dipartimento il clima diventò via via sempre più teso. Iniziò un lungo e snervante braccio di ferro tra l’assessore e l’allora dirigente Calvetta. Motivo: Divergenze di vedute.

Il risultato fu disastroso: l’apparato burocratico venne paralizzato con evidenti ripercussioni su tutto ciò che gravitava attorno al Lavoro: progetti avviati e poi bloccati, o non avviati proprio e via discorrendo, fino alla restituzione di ingenti risorse alla comunità europea. E se i fondi non venivano restituiti, erano impiegati a coltivare banane quando i quattrini Ue erano destinati a cose più serie. Insomma, il caos totale.

Uno scontro carsico sfociato anche in violenti litigi. Negli ambienti del dipartimento circolava voce che i due, entrambi di Serra San Bruno, erano venuti pure alle mani. Voci. Ma i dissidi, accerteranno qualche anno dopo i magistrati, erano tutti riconducibili al Credito sociale, iniziativa su cui c’erano in ballo 10 milioni di euro da destinare ai bisognosi. I tentativi di Salerno di “ammorbidire” le posizioni di Calvetta sembrano ripetuti, sia con “lettere” che con presunte minacce e intimidazioni.

Salerno, Ferrante e Spasani, scrive il gip Giuseppe Perri nell’ordinanza, “costringevano il Calvetta ad affidare la responsabilità del progetto Credito Sociale, gestito sino a quel momento, sull’Asse II, da Cuomo Cosimo, (funzionario sgradito al Salerno) a Vincenzo Caserta (dirigente vicino al Salerno), in sostituzione del predetto Cuomo. Tanto facevano in esecuzione del più ampio disegno criminoso […] poiché la nomina di Caserta (utilità diretta per il Salerno) consentiva all’ex assessore di ottenere provvedimenti conformi alla sua volontà di estemalizzare il servizio di partnership finanziaria e affidarlo alla società Cooperfin s.p.a. (atti oggetto del pactum sceleris fra Salerno e Marano che consentivano al primo di conseguire il prezzo del reato, utilità indiretta in relazione al reato estorsivo). Con l’ulteriore aggravante delle modalità mafiose e, precisamente, facendo leva sulla forza intimidatrice connessa alla vicinanza alla criminalità organizzata locale (Spasari alla famiglia Mancuso, Ferrante e lo stesso Salerno sia ad essa che a Damiano Vallelunga ed ai suoi discendenti) e, comunque, ad una organizzazione criminale in grado di “proteggere”, affiancare e sostenere il Salerno”.

Insomma, l’assessore voleva a tutti i costi quel Credito Sociale: “…Mi serve per le elezioni”, avrebbe confidato a Calvetta che lo riferisce in audizione al sostituto procuratore Graziella Viscomi:

SOSTITUTO PROCURATORE DOTT.SSA GRAZIELLA VISCOMI — … il motivo per cui SALERNO voleva le sue dimissioni, quindi lo scontro, era sul Credito Sociale?
EX DG BRUNO CALVETTA — E’ partito dal Credito Sociale.
DOTT.SSA VISCOMI — E’ partito dal Credito Sociale.
CALVETTA Bruno — Da quel messaggio dove lui mi ha detto non…
DOTT.SSA VISCOMI – Lei sa qual era l’interesse di SALERNO sul Credito Sociale?
CALVETTA Bruno – Ma ritengo che gli interessi possano essere stati molti, gli interessi.
DOTT.SSA VISCOMI – Ne avete mai parlato?
CALVETTA Bruno – Lui dice: “Io ho le elezioni..”. sì, “…io ho le elezioni. devo…”
DOTT.SSA VISCOMI – Che vuol dire “io ho le elezioni”?
CALVETTA Bruno – “…devo produrre, devo fare qualcosa che… che diciamo che si veda… […] “…dal quale poi io ho l’interesse magari di sistemare qualcuno nel comitato, io ho l’interesse…” Aveva diversi interessi lui. Non so se ne aveva pure per la Cooperfin (società finanziaria aggiudicataria del bando per il Credito sociale, ndr) a sto punto, non lo so. Però dagli atti poi…
DOTT.SSA VISCOMI – Quindi diciamo un interesse che lei…
CALVETTA Bruno – Certo ventimilioni da gestire, dottoressa, non sono pochi.

I DUBBI SU COOPERFIN – L’ex dirigente, emerge ancora dalle carte, aveva forti perplessità nell’esternalizzare il bando del Credito Sociale alla Cooperfin Spa. “Meglio Fincalabra”, la finanziaria regionale. Una soluzione che per Calvetta avrebbe rispettato tutti i crismi, e poi era ente in house. La regione, quindi il Dipartimento, avrebbe potuto fare un affidamento diretto anziché bandire all’esterno. La Finanziaria aveva tra l’altro già gestito fondi e progetti di microcredito.

La circostanza della validità di Fincalabra viene confermata anche dal dirigente interno della Regione Calabria, Antonio De Marco, anch’egli ex dg del dipartimento e ascoltato dalla dottoressa Viscomi il 25 maggio 2016.

LE MINACCE NEL VIVAIO SANTACROCE – Secondo gli inquirenti, pur di raggiungere il suo scopo, cioè di affidare a Cooperfin il bando per il Credito sociale (che si rivelò essere l’unica società partecipante alla gara), l’assessore Salerno avrebbe incaricato “due pregiudicati notoriamente indicati come riferibili alla cosca Mancuso di Limbadi”, i quali avrebbero “minacciato il riottoso funzionario (Calvetta) nel corso di un incontro svoltosi all’interno di un vivaio”, a Pizzo. Il Ros dei Carabinieri ha documentato tutto. Il collegamento dell’assessore sarebbe stato, come riportano i pm, Vincenzo Spasari, dipendente di Equitalia e ritenuto contiguo al clan attivo nel vibonese.

“Risulta particolarmente allarmante – scrivono i magistrati della DDA – che lo Spasari intervenga in diversi settori della pubblica amministrazione, dimostrando la facilità ad infiltrarsi proprio in frangenti in cui la trasparenza dovrebbe essere massima. Si tratta proprio di quanto avvenuto con riferimento alla vicenda che ci occupa, atteso il suo intervento in favore dell’ex assessore Salerno, unitamente Gianfranco Ferrante, all’interno di un vivaio per ivi costringere un direttore generale della Regione Calabria ad accondiscendere alle pretese del politico. Che un dipendente di Equitalia sia in condizioni di imporre la volontà di un assessore regionale, nei confronti di un alto dirigente è possibile solo in forza del potere criminale che egli, in quel contesto, è chiamato a rappresentare (e che egli sia fonte di rappresentanza di quel potere lo conferma la “supervisione” del Ferrante, ivi intervenuto per assicurarsi che l’intimidazione fosse effettivamente posta in essere e che la stessa andasse a buon fine). Negli stessi termini, risulta emblematico il ruolo svolto dallo Spasari sia nell’assunzione di Zinnato Damiano, cognato di Mancuso Luigi, che nella campagna elettorale attiva svolta per conto di Salerno Nazzareno”.

Salerno, con la sostituzione dei dirigenti, avrebbe così potuto mettere in pratica quelle azioni che gli inquirenti bollano come “condotte criminose”, (“istigando Caserta”, sostituto di Cosimo Cuomo sgradito all’assessore), a far partire quel progetto (con la partnership di Cooperfin) che avrebbe dovuto garantirgli l’elezione al consiglio regionale nel 2014, cosa che avvenne poi a novembre.

In alcuni stralci del verbale di “sommarie informazioni” datato luglio 2016, l’ex direttore generale spiega molte cose al magistrato Graziella Viscomi su come funzionava il Dipartimento dei veleni.

PM DOTT.SSA GRAZIELLA VISCOMI — […] intanto vorrei capire l’incidenza che ha SALERNO nelle assunzioni.
EX DG CALVETTA Bruno — Ma nei miei confronti una continua pressione di assunzione e di aumento dei progetti. Io non ho mai acconsentito e non ho mai voluto.
DOTT.SSA VISCOMI — Quindi diciamo…
CALVETTA Bruno — Per esempio lui sul credito avrebbe voluto fare quello che ha fatto poi, una mesa struttura di persone che con il paventato interesse di fare in fretta e di dare subito questi aiuti alle famiglie, però si costruivano delle sovrastrutture immense, senza senso.
DOTT.SSA VISCOMI — Quindi diciamo SALERNO le esplicitò questa volontà di procedere ad
assunzioni…
CALVETTA Bruno — Certo.
DOTT.SSA VISCOMI — …sia per il Credito Sociale, sia per altri progetti. Ma nel senso che la invitò a formulare progetti su Calabria Etica per l’assunzione di persone?

CALVETTA Bruno — Sì, sì, naturalmente… allora, siccome con… con il commissario di Azienda Calabria io non ci andavo d’accordo proprio…
DOTT.SSA VISCOMI — Chi era?
CALVETTA Bruno — Il MELISSARI, Pasquale MELISSARI, non ci andavo d’accordo anche perché io avevo fatto una relazione dove gli dicevo che non aveva i titoli per fare il direttore generale. Lui ci andava un po’ più d’accordo, ma siccome il personaggio era piuttosto diciamo così legato al presidente e non ascoltava neanche l’assessore, lui tendeva a portare tutti i progetti su Calabria Etica, laddove con RUBERTO aveva un migliore dialogo, riuscivano a capirsi meglio, non lo so, a fare quello che poi hanno fatto.
DOTT.SSA VISCOMI — Mi dica una cosa. Il Dirigente Generale, quindi il ruolo che ha ricoperto lei, ha una incidenza nell’avallare i progetti? Può rifiutarsi di portare avanti un progetto con le sua assunzioni, eccetera?

CALVETTA Bruno — Se i progetti partono da una delibera di Giunta no.
DOTT.SSA VISCOMI — Se i progetti partono con una delibera di Giunta no. Benissimo.
CALVETTA Bruno — Perché la delibera di Giunta determina l’indirizzo politico. Se quell’indirizzo è legittimo o non è legittimo, è compito del direttore generale tradurlo in atti legittimi.
DOTT.SSA VISCOMI — Benissimo. Se invece non è e non mi pare che diciamo la gestione dei progetti dipendesse da delibere di Giunta, mi pare, me lo dica lei se è vero…
CALVETTA Bruno — Questa del Credito è partita con una delibera di Giunta.
DOTT.SSA VISCOMI — Lasciamo stare il Credito Sociale, pigliamo in considerazione gli altri
progetti.
CALVETTA Bruno — Sì.

DOTT.SSA VISCOMI — Se non ricordo male l’iter istruttorio, però mi corregga anche lei se
sbaglio, era quello per cui la Regione Calabria commissionava un progetto a Calabria Etica, Calabria Etica ne formulava una bozza, una prima bozza diciamo, il Dirigente Generale la valutava.
CALVETTA Bruno — Diciamo che io non avevo tanta affidabilità nelle capacità né di Calabria Etica, né degli altri enti nell’elaborazione dei progetti. Forse Field era quella più addentrata, che aveva un minimo di specializzazione sulla ricerca proprio dei bandi in materia di lavoro. Io mi rivolgevo costantemente ad organismi tipo Italia Lavoro, Tecno Strutture delle Regioni, enti nazionali che mi davano la possibilità di capire come girava altrove, per dare una migliore possibilità alla Regione. I progetti che mi venivano
presentati da enti tipo Calabria Etica, io non li… come posso dire? …non li valutavo sempre positivamente, perché l’obiettivo… io non so se l’obiettivo loro era quello, ma l’obiettivo che usciva dalla carta era tanti fondi, tante assunzioni. E questo era un criterio che io non…

DOTT.SSA VISCOMI — Quindi diciamo i fondi venivano riversati sulle assunzioni?
CALVETTA Bruno — I fondi venivano utilizzati per fare dei progetti che poi davano anche delle assunzioni. Però io la bontà di questi progetti non la riscontravo in quelli che mi si presentavano e cercavo di confrontarmi con il resto d’Italia insomma. Pure sugli ammortizzatori io cercavo di fare un’attività di… come posso dire? … di azzeramento di quelli che sono i nostri mobilitati in proroga. Non so voi sapete, ma noi abbiamo 14 mila mobilitati in proroga da oltre 10 anni che noi potevamo “Chiudere tranquillamente
qualche anno fa, dando un contributo e quindi chiudendo questa partita. Non l’hanno mai voluto fare, perché gli conviene avere l’assistenzialismo, le 300 euro al mese, a gente che poi fa il lavoro nero, a gente che poi sono ex sindacalisti. Cioè io cercavo di rompere queste logiche.

DOTT.SSA VISCOMI — Senta, a livello… quindi diciamo comunque il Dirigente Generale aveva un ruolo nella fase diciamo di decisione delle assunzioni. Cioè se lei non voleva, un progetto non partiva…
CALVETTA Bruno— No, no…
DOTT.SSA VISCOMI — …non veniva commissionato.
CALVETTA Bruno — …sul progetto sì, ma poi sulle assunzioni no.
DOTT.SSA VISCOMI — Quindi diciamo no. Va bene. E’ speculare, voglio dire, il progetto prevede le assunzioni. Se lei dice “questo progetto perché è per le assunzioni non lo faccio passare…”
CALVETTA Bruno — Ma non sulla persona…
DOTT.SSA VISCOMI — No, non sulla persona, in generale…
CALVETTA Bruno — Un mezzo ce l’aveva il Direttore Generale, che era quello…
DOTT.SSA VISCOMI — Un mezzo ce l’aveva.
CALVETTA Bruno — …sì, il mezzo era quello di verificare gli skill professionali se corrispondevano o meno a quelli…

DOTT.SSA VISCOMI — Questo diciamo lei è nella fase già del curriculum.
CALVETTA Bruno — Sì, sì.
DOTT.SSA VISCOMI — Io dicevo nella fase soltanto di elaborazione, cioè voglio dire se io vengo… se io diciamo assessore ti chiedo: “Fammi questi progetti per assumere 10 persone piuttosto che 20… ”
CALVETTA Bruno — Io ti posso dire: “No”.
DOTT.SSA VISCOMI — Ecco, lei ce l’ha questa possibilità.
CALVETTA Bruno — Io l’ho fatto.

DOTT.SSA VISCOMI — Ma lei il rapporto tra SALERNO e CASERTA come me lo descriverebbe?
CALVETTA Bruno — Eccezionale.
DOTT.SSA VISCOMI — Eccezionale. CASERTA era prono alle richieste di SALERNO?
CALVETTA Bruno — Non so se è il termine giusto possa essere questo, ma erano in perfetta sinergia, proprio perfetta, non… cioè non abbiamo mai notato, nessuno penso in Dipartimento ha mai notato che ci potessero essere dei dissidi tra tutti e due.
DOTT.SSA VISCOMI — Perfetto.
CALVETTA Bruno — Le persone con le quali andava di più d’accordo l’assessore erano CASERTA e DI GESU.
DOTT.SSA VISCOMI — CASERTA e la DI GESU.
CALVETTA Bruno — CASERTA e DI GESU proprio nella maniera più evidente.

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