Lamezia Terme, sequestrati beni per 6 milioni di euro a condannato

Carlomagno Jeep agosto 18

Beni per 6 milioni sequestrati a Esposito CriolesiBeni per un valore stimato in 6 milioni di euro son stati sequestrati dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Catanzaro a Luigi Silvestro Esposito Criolesi, originario di Lamezia Terme, già coinvolto nel 2012 nell’operazione “Miseria e nobiltà”, con cui il Gico ha smantellato un’organizzazione criminale lametina dedita al traffico di stupefacenti.

Il provvedimento è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo.

Esposito Criolesi, già in precedenza era stato condannato in via definitiva per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, ricettazione, detenzione illegale di armi e munizioni, bancarotta fraudolenta ed evasione.

Le indagini patrimoniali condotte dagli investigatori delle Fiamme gialle, che hanno portato al provvedimento di sequestro, hanno consentito di ricostruire in capo al proposto un notevole complesso patrimoniale il cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati o all’attività economica svolta.

Il provvedimento di sequestro, eseguito con la collaborazione dello Scico della Guardia di finanza di Roma e dei reparti competenti per territorio, ha riguardato tre complessi aziendali, con sede ad Agliana (Potenza), Arona (Novara) e Roma e relative quote societarie, diciassette fabbricati ubicati a Lamezia Terme, tre automezzi e diversi rapporti bancari e finanziari, il tutto per un valore complessivo stimato superiore a sei milioni di euro.

Già in precedenza (nel 2012 e nel 2015) i fabbricati oggetto dell’attuale misura di prevenzione erano stati raggiunti da analogo provvedimento cautelare penale, in quanto Esposito Criolesi era stato denunciato, nel 2012, per il reato di trasferimento fraudolento di valori.

In particolare, Criolesi aveva posto in essere comportamenti tesi a sottrarre il patrimonio immobiliare all’intervento di prevenzione, intento raggiunto con la dichiarazione di fallimento della società a cui erano stati trasferiti i beni, seguito dalla successiva riacquisizione del medesimo patrimonio in sede di asta giudiziale mediante l’interposizione di terzi soggetti compiacenti.