Bufera sul candidato M5s Aiello, il cugino era boss di ‘ndrangheta. Lui: “Fango, non sono mafioso”

Svelati i rapporti di parentela tra Luigi e Francesco Aiello, quest'ultimo candidato Cinquestelle alla presidenza della Regione Calabria. Il grillino Morra: "Non lo voterò". Ma il docente si difende: "Anche Impastato era figlio di un mafioso, ma non era mafioso". Chi era Luigi Aiello.


Nel riquadro Luigi Aiello, in una foto di archivio

A sedici giorni dal voto il candidato del M5s Francesco Aiello finisce nel mezzo di una nuova bufera mediatica. Il “Fatto Quotidiano” ha svelato i suoi rapporti di parentela con il boss Luigi Aiello (cugino di primo grado), ucciso nella faida del Reventino cinque anni fa. Il docente si difende: “Non mi scelgo i parenti, nulla a che fare con lui”.

Per il candidato sarebbe solo “fango” per metterlo fuori gioco dalla competizione elettorale. Ma il presidente dell’Antimafia Nicola Morra (M5s) attacca: “Non sosterrò la lista 5 stelle”, dice lanciando un messaggio inequivocabile al movimento di Di Maio, ad iscritti e  all’elettorato, come per pararsi in anticipo da una sconfitta che secondo molti pentastellati, tra cui parlamentari, sarebbe “certa” in Calabria.

Il candidato Cinquestelle si difende: “Non c’entro nulla con mio cugino Luigi Aiello, peraltro morto 5 anni fa. Con lui non avevo alcun rapporto e ho fatto tutta la mia vita all’università, prima da studente, poi da professore”, spiega Francesco Aiello in un post su Fb.

“Peppino Impastato – poi aggiunge il docente – era figlio di un mafioso e nipote di un mafioso, ma non era mafioso. Ieri sera al “Fatto Quotidiano” avevo già precisato che con mio cugino non avevo alcuna frequentazione. Io sono Francesco Aiello, punto”, dice il candidato.

“Nella mia vita – prosegue Francesco Aiello –  ho sempre frequentato colleghi, studenti, dottorandi, magistrati, giornalisti, impegnandomi per la legalità e per la formazione delle nuove generazioni”.

“Nessuno mi ha mai visto con la coppola, con santini bruciati e altri segni del genere. Fare questi accostamenti è un fatto grave, soprattutto sotto elezioni. Ed è lecito chiedersi a vantaggio di chi o di che cosa”, si domanda il professore.

“Così si ferisce la democrazia, la libertà e la dignità individuale. Tuttavia, ho spalle robuste e anche stavolta non mollo: vado avanti, sicuro di essere sulla strada giusta per contribuire a liberare la Calabria dal malaffare”, conclude il candidato civico dei pentastellati.

La villa abusiva a Carlopoli – Francesco Aiello era finito nel mirino dei media per una una casa parzialmente abusiva a Carlopoli, in provincia di Catanzaro, che andava in parte demolita. Anche in questo caso Aiello (Francesco) si era difeso affermando che la villa era stata ereditata. Ma secondo quanto scrive il “Fatto”, Luigi Aiello, il cugino mafioso, a capo di una ditta di movimento terra, sarebbe stato spesso a casa dello zio, padre del candidato, a fare dei lavori di ristrutturazione.

Chi era Luigi Aiello
Luigi Aiello, classe 1956, conosciuto come “lo Sceriffo”, è ritenuto essere stato uno dei capibastone del Reventino. Negli anni ’70 e ’80 avrebbe fatto parte di bande agguerrite per il predominio del territorio tra Decollatura, Soveria Mannelli, Serrastretta, Cicala e altri paesini dell’entroterra catanzarese. E’ in quei periodi che Aiello conosce la famiglia degli Scalise.

Dopo la scissione del cosiddetto “Gruppo della Montagna” del Reventino avvenuta molti anni fa, Luigi Aiello, secondo quanto riportano atti di inchieste antimafia, sarebbe passato con la famiglia dei Mezzatesta (Domenico e il figlio Giovanni furono gli autori dello scioccante duplice omicidio in un Bar di Decollatura).

Stando agli atti, Aiello Luigi viene ritenuto uno dei mandanti del tentato omicidio di Pino Scalise nel 2001 e “partecipe” dell’agguato che costò la vita al figlio Daniele Scalise, avvenuto a Soveria Mannelli nel giugno 2014.

Nel Dicembre dello stesso anno Luigi Aiello fu ucciso in un agguato, nello stesso periodo in cui si stava consumando la sanguinosa faida tra gli Scalise e i Mezzatesta. A ucciderlo, secondo gli atti e le dichiarazioni di alcuni pentiti, sarebbero stati gli Scalise, in ritorsione all’uccisione di Daniele Scalise.

Luciano Scalise è accusato dalla Dda di essere il presunto mandante dell’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso freddato nel cortile della sua villa a Lamezia e di Gregorio Mezzatesta, fratello di Domenico, ammazzato davanti le Fs a Catanzaro in un altro agguato mafioso. Per commettere gli omicidi Pagliuso e Mezzatesta, secondo l’accusa, gli Scalise assoldarono il presunto killer Marco Gallo, tutt’ora agli arresti per questi episodi e il delitto di un fruttivendolo.

Pagliuso, secondo quanto ricostruito, è stato ucciso perché era uno dei legali di Domenico e il figlio Giovanni Mezzatesta, autori del duplice omicidio di Vescio e Iannazzo nel bar di Decollatura, di proprietà di Scalise. Le videocamere interne registrarono tutta la sequenza del terribile fatto di sangue.

Il legale era infatti riuscito a far annullare l’ergastolo per quel fatto di sangue. A Marco Gallo sarebbe stato pure commissionato il delitto di Gregorio Mezzatesta, dipendente delle Ferrovie che si è incolpevolmente trovato nel mezzo di una spietata faida tra clan.