Gratteri: “In malafede chi critica l’inchiesta Rinascita Scott. Serve la tecnologia nei processi”

Il procuratore di Catanzaro a tutto campo, dalla madre di tutte le inchieste della sua Dda alla prescrizione. "La vera riforma è velocizzare i processi con strumenti informatici"


“Le persone arrestate nell’inchiesta Rinascita Scott e poi scarcerate sono 69. Sono state arrestate, ad esempio, per intestazione fittizia di beni. Nel momento in cui ho il bene sequestrato, quella persona viene interrogata e risponde alle domande, dove è più l’esigenza cautelare? Quindi viene scarcerato ma questo non vuol dire che il soggetto non abbia commesso il reato. Vuol dire che non c’è più il pericolo di fuga, di inquinamento probatorio e le dichiarazioni sono cristallizzate. Lo ha detto il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri a Lucia Annunziata a “Mezz’ora in +” su Rai3.

“Poi – dice il procuratore di Catanzaro – se uno è in malafede può dire che l’indagine è fallita perché sono state scarcerate queste persone”, afferma Gratteri senza citare Lupacchini, il pg di Catanzaro che aveva parlato di indagine “evanescente” e per questo trasferito dal Csm a Torino.

Parlando della corruzione tra magistrati Gratteri ha affermato che complessivamente “il problema c’è, possiamo parlare del 6-7%. E’ grave, inimmaginabile, terribile. Noi guadagniamo bene. Io prendo 7.200 euro al mese e si vive bene e non c’è lo stato di necessità. E’ un fatto di ingordigia”. Il riferimento evidentemente è al giudice Marco Petrini, presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro finito in carcere per corruzione in atti giudiziari, per via di una inchiesta della procura di Salerno. LEGGI

Relativamente all’incontro con Matteo Salvini il magistrato ha affermato: “Io parlo con tutti. Mi chiamano tutte le parti politiche. Io posso permettermi di parlare con tutti perché non ho mai chiesto nulla per me ma eventualmente solo per i miei uffici”.

Sulla prescrizione, tema caldo delle ultime settimane, Gratteri ha detto che c’è da mettere mano, sul piano legislativo, al sistema giudiziario complessivo, quindi al codice di procedura penale. Questo spiega Gratteri, rivolgendosi alla classe politica, “per velocizzare il processo senza abbassare le garanzie degli indagati e imputati. Questa è la mamma di tutte le riforme”.

Secondo il procuratore “la questione seria per il legislatore è capire perché un fascicolo rimane in armadio per 5 anni”. Per velocizzare i processi il magistrato ribadisce la necessità di applicare le tecnologie. Se ai bambini si danno telefonini e tablet (con disinvoltura dei genitori, ndr) perché non usare le tecnologie nei processi?, è la domanda che si pone il magistrato.

In realtà, ai politici quando si parla di questo tema “viene l’orticaria” perché qualcuno pensa che si abbassano le garanzie. Invece, spiega ancora Gratteri, la tecnologia “aumenta le garanzie ed è più efficiente”.

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