‘Ndrangheta, su torta fratello del boss soldi, arma e “Scarface”

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB
Un’immagine agli atti dell’inchiesta mostra la torta con su scritto il numero 40 “formato da pallottole” e poi “una pistola, dei soldi e il volto del noto attore americano Al Pacino quando, nel film Scarface, interpretava il ruolo di un gangster mafioso, italiano, emigrato negli Usa”.
ANSA

Alfonso Pio, 52 anni figlio di Domenico Pio boss del clan della ‘ndrangheta di Desio (Monza) arrestato nella maxi inchiesta ‘Infinito’ del 2010, sarebbe diventato il “padrone” dell’Hotel del Golfo di Finale Ligure (Savona). Lo si legge nell’ordinanza firmata dal gip di Milano Guido Salvini, su richiesta dei pm Adriano Scudieri e Francesco Cajani, con cui è stato arrestato oggi assieme ad altri 3.

L’indagine è stata condotta dalla polizia postale. Ad Alfonso Pio viene contestata, tra le altre cose, un’estorsione aggravata dal metodo mafioso perché, assieme ad un altro degli arrestati, Omar Petrocca, “con minacce” avrebbe costretto i soci della Confort Hotels & Resorts srl, “società proprietaria dell’Hotel del Golfo”, a consegnare allo stesso Petrocca “i certificati cartacei attestanti la titolarità delle quote della società”. E ciò per “ottenere il controllo di quest’ultima, senza dar seguito al contratto preliminare di vendita delle medesime quote già stipulato” con un altro socio.

Così Pio avrebbe ottenuto nel 2018 il “controllo della società” e del resort. Alfonso Pio, cugino di Candeloro Pio, anche lui arrestato nella maxi indagine ‘Infinito’ di dieci anni fa e capo della ‘locale’ di Desio, avrebbe fatto valere la sua “appartenenza” alla ‘ndrangheta per imporsi sulle “vittime”.

Fin dal 2016, poi, avrebbe imposto che la sua compagna Nelli Gubina, detta Stella, “soggiornasse gratuitamente in una suite a lei riservata, sia nella stagione estiva che in quella invernale nonostante l’hotel fosse chiuso al pubblico da ottobre ad aprile”. Nel giugno 2018 avrebbe anche minacciato “di morte” un dipendente dell’hotel dicendogli “che Stella ‘può prendere quello che vuole … sono io il capo’” e il primo agosto 2018 lo avrebbe picchiato “impossessandosi dei contanti presenti in cassa”. L’appartenenza alla ‘ndrangheta di Pio, si legge nell’ordinanza, veniva prospettata “anche da Petrocca in alcuni colloqui” con uno dei soci della società dell’hotel. Petrocca diceva che Pio era una persona “difficile da far ragionare”.

“Non posso venire … tengo famiglia … non posso venire”. Così uno dei soci della società proprietaria dell’Hotel del Golfo di Finale Ligure (Savona), finito in mano alla ‘ndrangheta, parlava dell’impossibilità di presentarsi nell’aprile 2018 all’assemblea dei soci dopo le minacce che avrebbe subito da Alfonso Pio. Anche in occasione di una successiva assemblea dei soci, il 12 giugno del 2018 a Milano Alfonso Pio “minacciava” lo stesso socio che, poi, gli diceva “questa è la seconda volta che io faccio saltare la riunione … e mi piglio io le responsabilità … ho fatto quello che volevate”. Sempre a seguito “dello stato di intimidazione” il socio e sua moglie, anche lei nella società, il 28 agosto 2018 facevano consegnare gli “originali dei certificati azionari” a Omar Petrocca, uno degli arrestati, “che li esibiva all’assemblea del giorno seguente e se ne impossessava”. Così la ‘ndrangheta avrebbe ottenuto il controllo dell’albergo.

“Str…. parla piano…faccia di mer… ti taglio la testa”. Così Alfonso Pio si rivolgeva intercettato nel giugno 2018 a un dipendente dell’Hotel del Golfo di Finale Ligure (Savona) passato, come emerso dalle indagini, sotto il controllo del clan.

Ad Alfonso Pio e a Ezio Mario Scirea, altro arrestato, viene contestato anche un episodio di usura. Si sarebbero fatti “dare e promettere”, tra il 2018 e il 2019, da un imprenditore in crisi, come corrispettivo di un prestito di 10mila euro, “interessi usurari pari a circa il 5% del capitale su base mensile”.

Una torta con su scritto il numero 40 “formato da pallottole” e poi “una pistola, dei soldi e il volto del noto attore americano Al Pacino quando, nel film Scarface, interpretava il ruolo di un gangster mafioso, italiano, emigrato negli Usa”. E’ un’immagine trovata nel telefonino del figlio di Alfonso Pio.

“Si tratta – scrive il gip Guido Salvini nell’ordinanza in cui viene mostrata l’immagine – della foto scattata ad una torta in occasione del compleanno” di Carmelo Pio, che “compiva 40 anni”, fratello di Alfonso.

Per restare “in tema di armi”, si legge, dall’analisi del telefono di Petrocca, arrestato oggi e prima anche in un’indagine dei pm di Torino, “risultano altre immagini che ritraggono Alfonso Pio e suo figlio” mentre “si addestrano al tiro imbracciando armi lunghe, in un luogo non individuato”. Nell’ordinanza anche intercettazioni in cui il padre e il figlio parlano nell’ottobre 2018 di una scritta trovata dal figlio “su uno dei banchi” della scuola privata “da lui frequentata” e con la seguente frase: “ndrangheta ricicla denaro”.

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