Smaltimento illecito di rifiuti, sequestro area e indagati interdetti

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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Avrebbero smaltito illecitamente rifiuti speciali industriali e scarti della lavorazione del biodiesel. Con questa accusa i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Catanzaro e personale della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, coordinati dal procuratore di Lamezia Terme, Salvatore Curcio, hanno sottoposto a sequestro preventivo lo stabilimento della società Ilsap di Lamezia, i terreni contaminati, per un valore stimato di circa 150 milioni di euro, nonché 3,3 milioni quale profitto del reato.

Inoltre sono stati interdetti tre amministratori e il direttore dello stabilimento. I provvedimenti, emessi dal gip Emma Sonni su richiesta di Curcio e del pm della Procura di Lamezia Terme Marica Brucci, sono stati eseguiti oltre che in Calabria, anche in Lazio, Basilicata e Puglia. L’operazione si chiama “Waste Water” (Acque reflue, ndr).

La misura dell’interdizione dell’esercizio di attività imprenditoriale nel settore dei rifiuti è stata notificata a Roberto Martena, di 59 anni, di Roma; Giovanni De Ninno (62), di Ferrandina (Matera); Leonardo Angelastri (38) di Bari; Maurizio Martena (56) di Roma.

Tra gli indagati vi è anche un amministratore giudiziario, nominato dal Tribunale di Napoli nell’ambito di un altro sequestro preventivo nei confronti di Ilsap per falsi e truffa ai danni dello stato. Secondo l’accusa venivano utilizzate una pompa sommersa e una pompa mobile con le quali gli indagati avrebbero convogliato i rifiuti, provvisoriamente accantonati nelle vasche, sul terreno che circonda lo stabilimento, nella condotta fognaria consortile Deca e nei canaloni che confluiscono a mare, nel Golfo di Sant’Eufemia.

Intervenuti con sequestri preventivi dell’impianto, dei terreni e del canalone per contravvenzioni ambientali, con l’ausilio di un consulente, il geologo Giovanni Balestri, per l’accusa, è stato dimostrato l’inquinamento delle acque alla foce del torrente Turrina, dove è stato misurato un saggio di tossicità del 90-100%, in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, ma anche la contaminazione dei terreni antistanti lo stabilimento dove sono stati registrate elevate soglie di concentrazione di idrocarburi pesanti, nonché di alluminio, ferro e manganese.

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