‘Ndrangheta, Vallone (Dia): “Il giro d’affari in due anni d’indagine è stato di 250 milioni”

Carlomagno Jeep Compass Febbraio 2021

“Un’indagine estremamente complessa, che si connota per la presenza di tanti colletti bianchi, di due politici, uno di livello nazione e uno regionale, amministratori locali, un importante notaio di Catanzaro, un avvocato, due commercialisti, che erano incaricati di realizzare queste società cartiera, società fantasma che servivano solo per far girare le fatturazioni”. A dirlo è stato il direttore della Dia, Maurizio Vallone, intervenendo alla conferenza stampa sull’operazione “Basso profilo” coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta contro cosche di ‘ndrangheta del Crotonese e i loro presunti referenti nel mondo dell’imprenditoria, delle professioni, della pubblica amministrazione e della politica.

“Il volume d’affari che abbiamo documentato – ha aggiunto Vallone – è assolutamente imponente. Stiamo parlando dell’esame di 1.800 conti corrente, di 388mila operazioni bancarie: il volume di affari girato in questi due anni di indagine è stato pari a 250 milioni di euro, che hanno riscontrato dichiarazioni di collaboratori di giustizia, e che – ha rilevato il direttore della Dia – hanno consentito ancora oggi di sequestrare a carico degli indagati un’ingentissima somma di contanti che stiamo ancora contando tanta è la quantità. Siamo quasi a un milione di euro in contanti”. Secondo Vallone “questo giro d’affari ha fatto sì che abbiamo potuto individuare consistenti beni in capo agli indagati, a cui carico è stato messo un provvedimento di sequestro e siamo quasi a un centinaio di milioni i beni sequestrai in Calabria, ma anche a Roma, Bologna, e Firenze e una otre parti d’Italia”. Il direttore della Dia ha poi evidenziato che l’attività investigativa è durata oltre tre anni e ha attenzionato nove ‘ndrine, i cui esponenti sono stati arrestati, quindi non ci sono solo colletti bianchi ma anche capi e manovalanza delle organizzazioni criminali del Crotonese e del Catanzarese, in questo modo decapitate.

“Segno – ha specificato Vallone – che l’attività investigativa diretta dalla Procura di Catanzaro ha avuto origine da attività prevalentemente criminali ma poi si è estesa a quell’area grigia che purtroppo in Calabria è ancora fortemente presente e inquina il tessuto economico, sociale, politico e della pubblica amministrazione”.

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