Scoperte case a luci rosse nel Catanzarese, 5 arresti e un obbligo

Disposto inoltre il sequestro preventivo dei tre immobili utilizzati per le attività di prostituzione ubicati a Squillace Lido, Copanello e Stalettì

Carlomagno

Per ricevere gli aggiornamenti lascia un like sulla nuova pagina Fb. Iscriviti anche al Gruppo "Italia Libera Senza Restrizioni", e seguici pure su TELEGRAM

I Carabinieri delle Compagnie di Catanzaro e Soverato hanno dato esecuzione a sei ordinanze di custodia cautelare nei confronti di persone ritenute responsabili del reato di favoreggiamento e sfruttamento alla prostituzione, procedendo altresì al sequestro preventivo degli appartamenti utilizzati per le attività illecite.

Le sei ordinanze sono state emesse dal giudice del Tribunale di Catanzaro su proposta della Procura della Repubblica di Catanzaro a seguito di particolare attività investigativa condotta dalla Stazione Carabinieri di Squillace (Catanzaro) in collaborazione con la Stazione Carabinieri di Gasperina.

Cinque soggetti sono stati sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari e uno all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo dei tre immobili utilizzati per le attività illecite ubicati in Squillace Lido, Copanello e Stalettì.

Nello specifico i soggetti in questione si sarebbero resi responsabili del delitto previsto dalla Legge 20 febbraio 1985 nr.75 (sfruttamento della prostituzione altrui) poiché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso in concorso ed unione tra loro, hanno favorito ovvero hanno sfruttato la prostituzione altrui, richiedendo agli occupanti degli immobili dediti all’attività di meretricio, somme di denaro notevolmente superiori al valore di mercato.

L’articolata attività investigativa, attuata con l’ausilio di intercettazioni telefoniche, e servizi di osservazione, pedinamento e controllo, ha consentito di acclarare l’esistenza di un’attività illecita di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione posta in essere dagli indagati in concorso tra loro, ciascuno con ruoli e compiti ben precisi.
I “protettori” difatti, hanno messo in piedi una fiorente attività di prostituzione all’interno degli immobili di proprietà di uno dei soggetti colpito dalla misura, ove ciclicamente le donne erano solite prostituirsi, favorite dal sostegno logistico fornito dagli altri indagati i quali si preoccupavano di garantire alle donne gli spostamenti ed il necessario per l’attività illecita.