Assenteismo all’ex Inapli, il centro dell’inutile formazione professionale

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Assenteismo all'ex Inapli Regione Calabria - Cosenza
Doveva essere un centro per l’alta formazione della Regione Calabria, l’ex Inapli, struttura regionale a pochi passi dal tribunale di Cosenza che negli anni, tra competenze provinciali e regionale in pochi hanno capito fino in fondo a cosa servisse, se non a sfornare migliaia di inutili corsi di formazione attraverso cui, sulla carta, si dovevano insegnare le giuste competenze a chi cercava di introdursi nel mondo del lavoro.

In realtà pochi, se non nessuno, è uscito fuori da quelle aule formato. Ma l’altra faccia della medaglia racconta di un centro dove chiunque poteva rivolgersi per chiedere un “posticino” da tutor o docente e, se con le giuste conoscenze politiche, il prescelto alla fine di un tot di ore riusciva a racimolare qualche migliaia di euro, mentre molti enti formativi aggiudicandosi i bandi ci hanno tirato su bei quattrini.

Erano i tempi della Formazione professionale della Regione Calabria che assorbiva miliardi di vecchie lire dal bilancio regionale, diventato un settore come la Sanità, dove nelle province calabresi si costruivano fortune elettorali avendo a disposizione la cosiddetta “clientela”.

Il blitz della Finanza all’ Inapli

Ed è all’ex Inapli di Cosenza che tra le decine di dipendenti regionali la Guardia di finanza brutia, su mandato della locale Procura, ha scovato alcuni presunti furbetti del cartellino. Nessuna novità. In quasi tutta Italia, dal ricco e dotato nord al povero e assistito sud, il modus operandi è sempre lo stesso: timbrare o cedere il badge per poi svignarsela a fare altre cose, tanto non controlla nessuno, soprattutto se ci sono colleghi e dirigenti compiacenti che coprono in attesa che il “favore” viene ricambiato. Quindi, con il dono dell’ubiquità questi dipendenti si trovano in più posti contemporaneamente: al lavoro, al mercato e in ogni luogo.

Un comportamento, l’assenteismo, che oltre a essere un reato, dà soprattutto fastidio alle migliaia di persone che a queste latitudini non riescono a trovare un posto di lavoro manco a chiamata, come viene definito dal Jobs Act. E si scontrano quotidianamente con notizie di furbetti che hanno preso il posto fisso con concorsi spesso pilotati e che a differenza di sfigati senza santi in paradiso ricevono oggi uno stipendio fisso mensile, il che significa benessere: buste paghe medio alte, accesso al credito, una o più case, auto nuove di zecca, vacanze in località esclusive e una pensione futura assicurata. Che pacchia, il posto fisso!

I sette presunti assenteisti in forza alla Regione Calabria scoperti dai finanzieri all’Inapli dovranno rispondere di truffa ai danni della Regione. Per adesso il gip ha disposto per loro l’applicazione della misura dell’obbligo di presentazione presso la polizia giudiziaria.

Le Fiamme gialle con attività di appostamento, osservazione e controllo hanno accertato le condotte illecite di alcuni dipendenti pubblici consistenti sia nel far attestare falsamente la propria presenza in servizio, sia nell’allontanarsi dal posto di lavoro senza autorizzazione.

L’attività investigativa, condotta anche attraverso l’installazione di microtelecamere nascoste poste a presidio degli ingressi della struttura e del locale adibito a timbratura dei “badge” nonché pedinamenti ed osservazioni in incognito, ha consentito di rilevare gli effettivi comportamenti dei dipendenti infedeli che, o omettendo la timbratura o cedendo il proprio “badge” ad altri colleghi riuscivano a risultare presenti al posto di lavoro mentre in realtà si allontanavano illegittimamente.

Gli impiegati, attraverso ingressi tardivi ed arbitrari allontanamenti a piedi o in auto, si assentavano durante l’orario di lavoro, senza autorizzazione, per dedicarsi ad attività di carattere privato quali soste prolungate al bar o a casa, oppure per fare acquisti presso vari esercizi commerciali.

I nomi delle persone coinvolte nell’inchiesta della Procura di Cosenza

Francesco Salvatore Magnelli, 65 anni, Antonio Caruso, (63), entrambi esperti amministrativi di Cosenza. Il primo con un lungo trascorso politico, da Mancini al Pd via Udeur.  Magnelli e Caruso sono stati raggiunti da un obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.

Tra gli altri indagati figurano Giuseppe Campana, 46 anni, di Longobucco; Giovanni Gervino, 43enne, di Lappano (istruttori amministrativi). Questi sono stati raggiunti dall’obbligo di dimora.

Inoltre Gerardo Sena 64enne di Luzzi, responsabile Gestione territoriale “Albo Coop e associazioni di volontariato” è stato raggiunto da un obbligo di dimora, mentre Daniele De Cicco, 58 anni, di Montalto Uffugo istruttore docente dovrà presentarsi alla polizia giudiziaria. Obbligo di dimora infine per Teresa Ambrosi, 58 anni, di Castiglione Cosentino, collaboratore istruttore amministrativo.