Sgominata in Puglia banda di soldi falsi, spendeva anche a Cosenza

Carlomagno campagna novembre 2018

Sgominata in Puglia banda di soldi falsi, spendeva anche a CosenzaQuattro tarantini e un napoletano sono stati arrestati dagli agenti delle questure di Taranto e Napoli con l’accusa di “associazione a delinquere per la spendita di banconote false nelle province di Taranto, Cosenza, Brindisi, Lecce e Bari”. Disposto un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per una donna.

Il provvedimento restrittivo, emesso dal gip su richiesta della procura di Taranto è a carico di Francesco Vapore, tarantino di 53 anni, ritenuto il capo della banda (carcere); ai domiciliari sono finiti Giuliana Guarini, 47 anni; Maria Alagni, di 46; Nicola Angelini, di 31 anni, anche questi di Taranto. Poi Pietro Caccavo, 43enne originario di Napoli. Per Rosaria Ferrigno, anche lei napoletana di 43 anni, è stato disposto l’obbligo di firma.

Ventuno in totale i Comuni nei quali gli indagati hanno speso mediamente 8 o 9 banconote false da 100 euro nel giro di poche ore, presso vari piccoli esercizi (ferramenta, farmacie, enoteche, salumifici, ottiche, rosticcerie, rivendite di generi alimentari e frutta, panifici, paninoteche, profumerie) individuati prediligendo quelli privi di dispositivi di controllo delle banconote o di impianti di video-sorveglianza.

L’indagine, riporta il quotidiano online trnews.it, scaturisce da una perquisizione domiciliare effettuata dalla Squadra Mobile nell’agosto del 2016 presso l’abitazione di due degli indagati (marito e moglie): in un tubo di sfiato, in terrazza, c’era una busta contenente la somma di 8.850 euro, suddivisa in 128 banconote del taglio di 100 e 50 euro, tutte contraffatte. Già il figlio della coppia era stato arrestato nel 2014 per lo stesso reato. E questo ha fatto avviare le intercettazioni. Così si è appurato che marito e moglie in estate si sono recati in Calabria, dove avevano speso i soldi taroccati, e poi a Napoli, per rifornirsi di altro denaro fasullo dagli altri due coniugi partenopei finiti nei guai.

secondo quanto emerso, gli obiettivi della consorteria erano semplici esercenti come Ferramenta, farmacie, enoteche, salumifici, ottiche, rosticcerie e altri negozi dove era più facile spendere le banconote, anche per via dell’assenza di videocamere e strumenti di controllo in cassa per verificare i soldi falsi.