Tentarono estorsione a imprenditore per lavori sulla 106, liberi

Carlomagno Faro istituzionale
Da sinistra Massimo Esposito e Alfonso Dardano
Da sinistra Massimo Esposito e Alfonso Dardano

I Giudici della Corte di Appello di Catanzaro, in totale accoglimento delle richieste avanzate dagli avvocati Francesco Nicoletti e Giovanni Giannicco, hanno escluso l’aggravante del metodo mafioso nel reato di tentata estorsione, rideterminando le pene applicate in primo grado e disponendo l’immediata liberazione per Massimo Esposito (alias “pic e pic”), 36enne rossanese, e Alfonso Dardano, 46enne di Mirto Crosia.

I FATTI – La vicenda risale al 10 giugno 2016 quando i Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza danno esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Catanzaro. Le accuse: tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, commessa ai danni di un imprenditore siciliano, aggiudicatario di un appalto per lavori di ammodernamento della statale 106 bis Ionica relativamente alla realizzazione della rotonda in territorio di Mirto Crosia.

LE MINACCE ALL’IMPRENDITORE – Secondo l’accusa della Dda, Dardano, Esposito e un altro arrestato allora, avevano avvicinato il responsabile del cantiere aperto a Mirto Crosia per la realizzazione di due rotatorie, e, in più occasioni, dopo aver precisato di “controllare” la zona, lo hanno esortato a “mettersi a posto” pagando la somma di 5.000 euro quale prezzo necessario per “poter stare tranquillo”. In caso contrario, avrebbero “bruciato i mezzi con dentro gli operai”. L’imprenditore si era ribellato e aveva denunciato tutto all’Arma.

IL PROCESSO – In primo grado ha retto l’impianto accusatorio in merito alla contestata aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso. Contestazione che viene ora esclusa all’esito del secondo grado di giudizio dalla Corte d’Appello di Catanzaro in accoglimento delle tesi difensive. Disposta quindi la liberazione per gli imputati Esposito e Dardano nei confronti dei quali i giudici catanzaresi hanno fortemente ridotto la pena.