Rapina alle Poste nel Cosentino, tre arresti. Incastrati dal Dna

Carlomagno campagna Giulietta Aprile 2018

rapina ufficio postale bocchigliero BOCCHIGLIERO (COSENZA) – I carabinieri di Bocchigliero, della Compagnia di Rossano  con la collaborazione dei colleghi di Bologna-Borgo Panigale, hanno arrestato tre persone con l’accusa di rapina aggravata. Si tratta di Vincenzo Avena, 56 anni, Giuseppe Macaretti, (62) e Emanuele Mingrone, (34), tutti rossanesi.

Il provvedimento è stato emesso dal gip presso il Tribunale di Castrovillari Teresa Reggio su richiesta della locale procura, nella persona del sostituto procuratore di Angela Continisio.

I FATTI – L’episodio risale al 1 luglio 2016, quando tre uomini armati e travisati con dei passamontagna assaltavano l’ufficio postale di Bocchigliero, tenendo sotto la minaccia delle armi i dipendenti dell’ufficio e facendosi consegnare dal direttore la somma di centotremila euro circa.

LE INDAGINI – Subito dopo il fatto i carabinieri riuscivano a raccogliere vari elementi utili alle indagini. Tra questi, le dichiarazioni dei dipendenti delle poste e di alcuni testimoni, le immagini degli impianti di videosorveglianza e, ancora più importanti, due bottiglie di acqua abbandonate sul pavimento dell’ufficio postale.

IL BUCO NELLA PARETE – Le attività di indagine durate per oltre un anno, hanno dimostrato come i tre malviventi, nel corso della notte precedente la rapina erano riusciti ad entrare nel locale caldaia adiacente l’Ufficio postale ed avevano effettuato un buco nel muro che gli avrebbe permesso di accedere al momento giusto all’interno delle poste.

LA RAPINA – Ed infatti, all’apertura della filiale, una volta disattivato il sistema di allarme da parte dei dipendenti che stavano iniziando il turno lavorativo, i tre soggetti facevano ingresso dal buco precedentemente fatto e, armati di pistola, si facevano consegnare il denaro per poi fuggire a bordo di una Lancia Y, successivamente risultata in uso proprio a Mingrone.

IL DNA SULLE BOTTIGLIE D’ACQUA – Gli altri due complici, invece, venivano incastrati dalle bottiglie di acqua dimenticate sul luogo della rapina da parte dei malviventi e dalle quali è stato possibile estrarre il profilo genetico di Avena e Macaretti.