I salti di quaglia di Giacomo Mancini jr, dai Ds a Berlusconi al Pd

L'ex assessore di Scopelliti è candidato con Renzi ma è ancora nel comitato di presidenza di Fi. Se dovesse essere eletto insieme a Orsomarso potrebbe ritrovarsi deputato di Renzi e consigliere regionale di Berlusconi

Carlomagno campagna ottobre 2018
Giacomo Mancini
Giacomo Mancini

Giacomo Mancini junior ritenta l’elezione alla Camera dei deputati. Il nipote e figlio di due ex sindaci di Cosenza, Giacomo (il nonno) e Pietro (il padre) è candidato nel collegio maggioritario di Cosenza nelle fila del Pd di Renzi, dopo un passato a sinistra, nei socialisti e nel centrodestra.

Un balzo della quaglia “per necessità”, sussurra più di qualcuno nella sua città. Non il primo, per la verità, e che ricordano quelli di Dorina Bianchi, madre di tutte le “quaglie” politiche presenti nel panorama politico nazionale. Giacometto divenne deputato per la prima volta nel 2001 grazie al nonno che lo impose nel listino dei Ds.

Finita la legislatura a guida Berlusconi, viene rieletto nel 2006 a sostegno di Prodi premier ma questa volta con la Rosa nel pugno, una lista composta da socialisti, liberali e radicali fondata nel 2005 da Emma Bonino ed Enrico Boselli.

Dopo due anni, il governo macedonia dell’Ulivo cade e lui torna a casa con una legislatura e mezza, 7 anni che basteranno a maturare il vitalizio che percepirà quando sarà il suo tempo. Nel frattempo, tenta senza fortuna la scalata a sindaco nella sua città appoggiato da socialisti nel “pugno” e comunisti, prima di ricandidarsi (senza successo) nuovamente in parlamento nel 2008.

Il vento soffiava a destra e lui, Mancini, schernito in quella che doveva essere la sua “casa”, coglie la grande occasione per saltare sul carro vincente del Popolo della libertà dove venne accolto e celebrato come una “star” della politica. Berlusconi e Verdini lo candidano alle europee del 2009 e nella circoscrizione meridionale racimolò oltre 60 mila voti di cui oltre 22 mila in provincia di Cosenza, un bel bottino ma non sufficiente a centrare l’obiettivo: arriva tredicesimo su 8 seggi assegnati.

Mancini nei due manifesti del 2014 e 2018
Due manifesti di “Junior”: nel primo alle regionali del 2014, nel secondo col simbolo cambiato nel 2018 (Fonte: AltroCorriere)

Il feeling con gli azzurri si rafforza e nel 2010 stringe un patto di ferro con Peppe Scopelliti e Fausto Orsomarso ritrovandosi a fare campagna elettorale per gli allora big calabresi del centrodestra.

“Se voi siete di destra io sono di estrema destra”, disse Giacometto in una convention pre-elettorale organizzata da Orsomarso, eletto poi in consiglio regionale. L’allora governatore Scopelliti, fresco d’elezione premiò la sua “fedeltà” e, anche grazie alle pressioni romane, lo nominò nientemeno che assessore regionale esterno al bilancio e alla programmazione comunitaria. Una missione impegnativa in cui a detta di molti esperti e dei suoi stessi ex compagni all’opposizione pare non abbia brillato.

Il rapporto con la destra va avanti e nel 2011 il Pdl lo indica quale candidato a sindaco di Cosenza, ma Mancini, dopo la precedente candidatura a perdere, rifiuta e appoggia quella di Mario Occhiuto, uscito poi vincitore dallo scontro con Salvatore Perugini.

Da assessore prosegue fino al 2014, quando Scopelliti decide di dimettersi dopo essere stato sospeso dalla Severino per una condanna in primo grado rimediata per il caso Fallara. L’ex leader del Pdl calabrese manda tutti a casa, compreso Giacometto che alle elezioni di novembre dello stesso anno ottiene un posto in lizza con Forza Italia in diretta competizione con l’ormai ex amico Orsomarso. A prevalere nello “scontro diretto” è quest’ultimo, che lo supera di oltre mille voti. Secondo seggio per Ennio Morrone e lui, Giacomo, resta fuori dai giochi ma è primo dei non eletti.

Fausto Orsomarso e Giacomo Mancini ai tempi della giunta Scopelliti
Fausto Orsomarso e Giacomo Mancini in consiglio regionale ai tempi della giunta Scopelliti

Sfumato l’obiettivo di tornare coi voti a palazzo Campanella, Mancini continua a coltivare i suoi rapporti romani. Con Berlusconi tornato all’opposizione dopo aver salvato la legislatura con le larghe intese, appoggia la scelta del suo amico Denis Verdini di sostenere il neonato governo Renzi-Alfano e quando il leader toscano qualche tempo dopo annuncia la nascita di Ala, Mancini è al suo fianco. Compiuta un’altra piroette “oltre i colori”, eccolo nel 2016 sostenere Carlo Guccione, candidato sindaco del centrosinistra e diretto sfidante dello stesso Mario Occhiuto che Mancini aveva sostenuto 5 anni prima.

Ora Giacomo jr è candidato con il Pd di Renzi a Cosenza impegnato in un nuovo scontro diretto con Orsomarso, anch’egli candidato alla Camera, ma con Fratelli d’Italia. E se l’esponente della Meloni dovesse centrare l’elezione, Giacometto si ritroverà, ironia del destino, consigliere regionale perché risulta il primo dei non eletti con il partito di Berlusconi.

Giacomo Mancini candidato col PD ma è ancora nell’ufficio di presidenza di Forza Italia

sito incarichi forza italia
Giacomo Mancini alla data di questa immagine estratta il 29 gennaio 2018 dal sito di Forza Italia risulta nel consiglio di presidenza del partito

Nel caso anche lui venisse eletto deputato, avrà sei mesi di tempo per optare se restare a Montecitorio o a palazzo Campanella, che in ogni caso dovrà provvedere alla surroga. Quindi, raro paradosso, potrebbe ritrovarsi deputato del Pd e consigliere regionale di Forza Italia.

E in Forza Italia, come dimostra l’immagine estratta oggi dal sito ufficiale del partito di Berlusconi in Calabria Mancini risulta ancora (udite-udite) nel Comitato di Presidenza regionale con l”incarico di “Consigliere per la campagna elettorale”…

Dino Granata