Scoperto un “cimitero” di vecchi pneumatici, due denunce

Carlomagno campagna ottobre 2018

discarica pneumaticiUna “montagna” di circa 6,5 tonnellate di vecchi pneumatici in avanzato stato di deterioramento, è stata scoperta e sequestrata nel cosentino dalla Guardia di finanza di Cosenza, coordinati dalla locale Procura, che ha denunciato 2 persone per aver attivato una discarica abusiva di rifiuti speciali.

I copertoni erano abbandonati in un terreno situato in un’area di un centro del Tirreno cosentino noto per le sue bellezze ed attrazioni turistiche. Il terreno di deposito dei rifiuti è risultato di proprietà di una persona, esercente attività agricola, tenuta, unitamente ad un altro utilizzatore dello stesso, ad effettuare le operazioni di rimozione, di recupero, smaltimento dei rifiuti, nonché di bonifica e di ripristino dello stato dei luoghi, così come previsto dalle legge.

Le operazioni necessarie saranno disposte con un’ordinanza del Sindaco del Comune interessato, che fisserà il termine entro cui provvedere, decorso il quale si procederà all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati.

L’attività illecita accertata dalle Fiamme gialle cosentine, non solo è particolarmente pericolosa per l’ambiente e la natura, poiché gli pneumatici abbandonati possono contaminare il terreno ed inquinare l’aria in caso di incendio, essendo composti da “zinco, zolfo e piombo”, nonché sporchi di “grasso”, ma crea anche un doppio danno ai cittadini, in quanto il consumatore: da un lato, all’atto dell’acquisto di pneumatici nuovi, paga i costi di gestione per quelli arrivati a fine vita (nel prezzo è compresa la quota di smaltimento) e dall’altro paga il costo ambientale che deriva dall’abbandono.

Infatti, il contributo ambientale versato dal cittadino automobilista all’atto dell’acquisto del pneumatico nuovo serve a coprire i costi di un sistema efficiente ed efficace di raccolta e di riciclo finalizzato a favorire, tra l’altro, la creazione di un sistema industriale ed una promozione di un’economia del riciclo che può portare sviluppo economico e nuova occupazione. I responsabili, oltre a dover bonificare il sito, rischiano ora anche la sanzione penale dell’ammenda da un minimo di 2.600 ad un massimo di euro 26.000 euro.