“Tribunale”, Facciolla: “Il controllo di Corigliano è tornato allo Stato”

Con l'operazione "abbiamo ridato un segnale molto forte di riaffermazione dello Stato e con tutte le difficoltà, ci stiamo riappropriando del territorio".

Carlomagno campagna ottobre 2018

conferenza stampa arresti corigliano
“Il controllo di Corigliano Calabro, con questa operazione, è tornato allo Stato”. Il procuratore della Repubblica di Catrovillari Eugenio Facciolla lo sottolinea più volte durante l’incontro con i giornalisti in cui ha spiegato i dettagli del blitz di stamane culminato con dodici arresti e diversi altri indagati.

“Abbiamo ridato un segnale molto forte di riaffermazione dello Stato e con tutte le difficoltà ci stiamo riappropriando del territorio”, ha detto il magistrato. C’è ancora “tanto da fare”, ma “lo Stato c’è, con magistrati e forze dell’ordine che sono in prima linea e fanno sacrifici quotidiani in un contesto difficile”.

“La singolarità emersa nell’inchiesta – ha aggiunto – è appunto il fatto che si svolgeva una sorta di processo vero e proprio nei confronti dei responsabili di reati compiuti senza “autorizzazione” e poi veniva emessa la sentenza punitiva”.

Le indagini sono state avviate ad aprile 2013, all’indomani dell’incendio dell’auto di un Carabiniere in forza alla compagnia di Corigliano, il quale stava indagando insieme ai colleghi sui numerosi furti che si erano registrati in zona.

Una grave ritorsione nei confronti di un rappresentante dello Stato il cui autore è stato poi individuato in Pierluigi Filadoro, trentenne oggi destinatario dell’obbligo di firma. Il gip non ha ritenuto esigenze cautelari più restrittive.

E indagando per risalire all’autore dell’atto intimidatorio contro il servitore dello Stato, che gli investigatori scopriranno l’esistenza delle due bande agguerrite. Nel corso delle indagini, durate anni, emergeranno una sfilza di reati come estorsioni, furti, rapine e l’imposizione del “servizio” di guardiania a pagamento per evitare furti e danneggiamenti nei fondi agricoli, e se le vittime rifiutavano subivano furti e danneggiamenti.

Lo stesso Filadoro, ritenuto elemento di vertice della “banda dello scalo” rimase vittima dei processi sommari del “tribunale” presieduto dal “giudice” Filippo Solimando, capo della “banda del centro storico”, il quale reagì furente quando la banda rivale rubò in casa di suo un parente.

I militari di Cosenza e Corigliano hanno anche eseguito diverse perquisizioni domiciliari nei confronti di altri indagati, destinatari di un avviso di conclusione delle indagini preliminari per associazione per delinquere finalizzata ai furti.