Corigliano, un “cartello” per pilotare appalti, 23 arresti. C’è un ex assessore

Carlomagno Faro istituzionale

operazione comune accordoI Finanzieri del comando provinciale di Cosenza, coordinati dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Castrovillari nei confronti 40 fra imprenditori, professionisti e pubblici funzionari dipendenti del Comune di Corigliano Calabro (Cosenza), ritenuti responsabili di reati di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture, falso ideologico, abuso d’ufficio e corruzione.

Complessivamente sono 55 gli indagati, tra cui 5 imprenditori, ritenuti il nucleo costituivo e organizzativo dell’associazione a delinquere, finiti in carcere. Arresti domiciliari per altri 18 tra imprenditori e pubblici funzionari del comune di Corigliano Calabro, tra cui anche un ex assessore ai lavori pubblici.

Nei confronti di 10 tra imprenditori e dipendenti pubblici è stata disposta la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre nei riguardi di 7 pubblici funzionari è stata disposta la sospensione dal pubblico servizio.

Le indagini, durate circa un anno e 6 mesi, hanno consentito di ricostruire le dinamiche relative alla gestione degli appalti pubblici in particolare nel Comune di Corigliano Calabro delineando l’esistenza di un vero e proprio centro di potere criminale costituito da un “cartello” di società ed imprese che condizionavano le procedure di gara di aggiudicazione ed esecuzione beneficiavano dell’atteggiamento compiacente e colluso di pubblici funzionari.

Le indagini svolte dai militari della Guardia di Finanza della Sibaritide hanno evidenziato la presenza di una associazione a delinquere tra imprenditori finalizzata a turbare sistematicamente le gare indette dalle varie stazioni appaltanti.

Un vero e proprio cartello di ditte e società che, una volta indetta una gara d’appalto, presentavano molteplici offerte diversificando il ribasso entro una forbice di valori concordata, tale da garantire il massimo delle possibilità di vincita in danno degli altri concorrenti.

Una volta aggiudicata la gara, l’esecuzione dei lavori veniva affidata alle imprese del cartello attraverso subappalti non autorizzati mentre l’impresa aggiudicatrice, a prescindere dalla esecuzione diretta dei lavori, riceveva il 5% del valore dell’appalto aggiudicato mediante falsi servizi o scambi di beni e quindi false fatture.

La documentazione relativa alla partecipazione delle ditte appartenenti al “cartello” veniva predisposta da un unico centro decisionale, appositamente creato dagli imprenditori proprio con la funzione di raccordo e coordinamento.

Secondo l’accusa, i funzionari pubblici avrebbero omesso sistematicamente la vigilanza ed il controllo sulle procedure di aggiudicazione ed esecuzione ed intervenivano nell’avvalorare varianti illegittime e false perizie.

In particolare, omettevano la verifica della legittima cessione e la presenza dei requisiti di qualificazione e di ordine tecnico organizzativo nei casi di sub-appalto dell’esecuzione delle opere; la segnalazione delle irregolarità ai rispettivi uffici e responsabili dei procedimenti; la veridicità delle dichiarazioni delle auto certificazioni presentate e più in generale di svolgere le attività di competenza dei propri uffici.

Concertati affidamenti diretti illegittimi, violazioni ai principi di rotazione e trasparenza, fino ad arrivare ad escludere partecipanti alle gare evidenziando violazioni formali nella presentazione delle domande.

In alcuni casi gli stessi funzionari proponevano e consentivano l’introduzione di nuovi lavori con la previsione di nuovi prezzi delle forniture dei servizi approvando, senza averne la competenza, varianti ai lavori aggiudicati modificando sostanzialmente il bando di gara.

L’omesso controllo e l’illegittima autorizzazione di varianti progettuali, la falsa attestazione della continuità del cantiere e quindi dei lavori, le false o compiacenti perizie, determinavano l’incremento dei costi delle opere pubbliche, realizzate, in alcuni casi, con materiali differenti e più economici rispetto a quelli previsti dal capitolato di appalto.

Condotte di frode nelle pubbliche forniture che si realizzava, tra gli altri, attraverso il concordato aumento del prezzo degli arredi urbani fino ad arrivare ad oltre cinque volte il reale valore.

All’esito delle attività investigative delle Fiamme Gialle, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Castrovillari Dottor Eugenio Facciolla, il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 40 soggetti tra imprenditori, pubblici funzionari e professionisti.

E’ stato altresì disposto il sequestro preventivo di 11 società riconducibili ai promotori e agli organizzatori dell’associazione a delinquere dedita alla manipolazione degli appalti pubblici, per un valore pari a circa 9 milioni di euro.