Strage nel Raganello, è giallo sui dispersi. Indaga la Procura

Il bilancio delle vittime potrebbe salire. L'accesso al canyon non è regolamentato per questo è giallo su numero. Al momento 11 morti e una decina di feriti gravi.

Carlomagno Panda Settembre 2018
Il Raganello visto dall'alto
Il Raganello visto dall’alto (Google Earth)

Omicidio colposo, lesioni colpose, inondazione e omissione d’atti d’ufficio. Sono queste le ipotesi di reato della Procura della Repubblica di Castrovillari, guidata dal magistrato Eugenio Facciolla, nell’inchiesta sulla strage di turisti travolti e uccisi dalle violente acque del torrente Raganello dove ieri, secondo un bilancio provvisorio, hanno trovato la morte almeno dieci escursionisti. Altre sono rimaste ferite, tra cui alcune in gravi condizioni. Secondo quanto riferito dalla Protezione civile nazionale i dispersi sarebbero cinque.

Tuttavia è giallo sul numero esatto delle persone disperse, sugli accessi al sito e sull’allerta meteo. Al momento, infatti, non è possibile stabilire con precisione il numero degli escursionisti impegnati nelle visite alle Gole del Raganello, in quanto l’accesso al canyon, nel Parco nazionale del Pollino, non è regolamentato. Oltre a quello principale di Civita, vi sarebbero altri accessi, alcuni dei quali impervi, ma ciò non esclude che questi sentieri siano stati raggiunti da altri appassionati.

E quì sorgono anche i sospetti della Procura che vuole capire perché, nonostante la pioggia battente, non sia stato interdetto l’accesso al canyon; soprattutto perché – se è stata diramata -, sia stata ignorata l’allerta meteo per la violenta ondata di maltempo che stava interessando la zona.

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Le Gole del Raganello di Civita sono una meta esclusiva per gli appassionati di Rafting e Trekking i quali visitano il canyon in particolare durante l’estate. L’ondata d’acqua ha travolto i turisti che si trovavano sparsi in gruppi nel Raganello. Il corpo di una delle vittime è stato ritrovato a distanza di cinque chilometri, altri superstiti sono stati trovati e salvati vicino al mare, tra Villapiana e Marina di Sibari.”E’ stato un inferno”, ha raccontato più di un superstite.

I soccorritori della Protezione civile – oltre un centinaio tra uomini del Soccorso alpino Calabria, Vigili del fuoco e Forze dell’ordine in tutte le sue articolazioni -, sono stati impegnati tutta la notte nelle ricerche. Setacciata una vasta area ma i soccorsi sono estremamente difficili per via delle zone impervie. All’alba sono entrati nella forra (Gola, ndr) squadre del Soccorso Alpino anche di Basilicata, Campania e Umbria.