Carabinieri indagano per giro di droga e sventano omicidio, 4 arresti

Carlomagno campagna Jeep Compass dicembre 2018

pusher corigliano

Avrebbero pianificato l’omicidio di un noto pluripregiudicato di Corigliano Calabro per avere il predominio assoluto nella piazza dello spaccio di droga. Un potente boss che era evidentemente di intralcio per una banda di pusher che operava in un vero e proprio fortino alla Marina supersorvegliato, luogo reso inaccessibile e vigilato anche coi classici “pali” nell’unica via di accesso.

E se non sono riusciti nell’intento di levare di mezzo l’ostacolo numero uno alle loro attività, è solo grazie ai carabinieri di Corigliano che indagando su un giro di armi e droga, hanno captato la volontà della gang di mettere in atto la loro azione sanguinaria. Un piano meticoloso studiato nei minimi particolari a tavolino, dall’esecuzione alla fuga.

Cosi, sono finiti in carcere quattro persone: Piero Francesco Chiaradia, di 45 anni, Giovanni Chiaradia, (51), Salvatore Bonafede, (34) e Marco Bonafede, (26) tutti di Corigliano, accusati di detenzione di droga ai fini di spaccio.

Le indagini, condotte dai militari dell’Aliquota operativa della compagnia di Corigliano Calabro, coordinati dalla Procura di Castrovillari, scaturiscono dall’arresto di Giovanni Chiaradia per il reato di detenzione illegale di arma clandestina, sorpreso a circolare all’inizio Maggio con una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa e colpo in canna. Nell’occasione lo stesso aveva tentato tra le vie del centro abitato una pericolosa fuga con la propria autovettura dai Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile di Corigliano Calabro, venendo alla fine fermato ed arrestato.

Partendo da tale arresto è stato approfondito il contesto nel quale operavano gli indagati, tramite lo svolgimento di attività d’intercettazione, riprese video effettuate dalle telecamere montate nei pressi delle abitazioni degli indagati e di riscontri compiuti nell’ambito di numerosi servizi di osservazione e pedinamento.

L’attività, durata alcuni mesi, ha permesso di acclarare come nella marina di Corigliano vi fosse il predominio degli odierni arrestati nello spaccio di eroina e cocaina, che si concretizzava con modalità assodate e studiate per eludere i controlli delle forze dell’ordine.

Infatti le cessioni di droga avvenivano in un contesto isolato e difficile da raggiungere, quale era quello dove vivevano gli indagati, le cui abitazioni erano ubicate in una zona rurale di Contrada Fabrizio e la consumazione della droga da parte degli acquirenti avveniva per lo più in loco “proprio per limitare l’attività di controllo e riscontro da parte delle forze dell’ordine”. L’unica strada di accesso al complesso residenziale era presidiata da sentinelle, che facilmente avvertivano del sopraggiungere di auto o elementi sospetti.

Gli arrestati utilizzavano anche una tecnica comprovata per la detenzione dello stupefacente, la droga veniva infatti “posizionata in luoghi facilmente raggiungibili dagli indagati, sostanzialmente sotto il loro controllo, ma non all’interno delle loro abitazioni”, quale per esempio un cortile recintato confinante che aveva all’interno un cane da guardia, in modo da far risultare negativo qualsiasi controllo eventualmente effettuato dalle forze dell’ordine. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati circa 20 grammi di cocaina, 15 grammi di marijuana e 4 grammi di eroina.