Droga ed estorsione, spacciatori cosentini in manette grazie a “madre coraggio”

Carlomagno campagna novembre 2018

Droga ed estorsione, spacciatori cosentini in manette grazie a "madre coraggio"E’ stata la denuncia di una “madre coraggio”, stanca delle continue vessazioni a cui era sottoposta dal figlio per ottenere somme di denaro da utilizzare per l’acquisto della droga, a fare scattare le indagini sfociate stamane nell’esecuzione di 8 misure restrittive da parte della Polizia a Cosenza.

La denuncia della donna risale all’ottobre dell’anno scorso. Il figlio, tossicodipendente, è ricoverato in “doppia diagnosi” in una casa di cura dell’hinterland cosentino. Agenti della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Cosenza, con l’ausilio di personale della Squadra mobile e del Reparto prevenzione crimine Calabria settentrionale di Rende, hanno eseguito tre provvedimenti di arresto in carcere e quattro ai domiciliari, mentre ad una persona è stato applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Gli indagati sono ritenuti responsabili di diversi episodi di cessione di sostanza stupefacente (30 i casi contestati), in particolare cocaina e marijuana. Alcuni degli indagati, da fornitori, hanno rivestito il ruolo di “vittima-assuntore” della sostanza stupefacente acquistata.

Le indagini, svolte nell’arco di quasi un anno dalla prima denuncia, si sono sviluppate secondo i consueti canoni investigativi e sono consistite, in particolare, in intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti e appostamenti che hanno permesso di riscontrare l’attività di spaccio posta in essere dagli indagati. Gli inquirenti sottolineano che le indagini si sono svolte in contesti ambientali difficili, rappresentati dai quartieri di residenza degli indagati che, in alcuni casi, erano diventati vere e proprie “piazze di spaccio”.

Gli arrestati avevano messo in atto un sistema di spaccio collaudato, operando da casa nonostante fossero sottoposti agli arresti domiciliari. Uno di loro consegnava dosi di cocaina all’interno della struttura sanitaria in cui un giovane tossicodipendente si trovava perché sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata e ricoverato in “doppia diagnosi”, un regime di ricovero per pazienti affetti da disturbi psichiatrici dovuti all’abuso di sostanze stupefacenti.

L’operazione, denominata “Sette note”, ha portato in carcere Dimitri Bruno, 30 anni, sua madre Maria De Rose, 48 anni, e Riccardo Gaglianese, 25 anni. Ai domiciliari sono finiti Giuseppe Cristaldi, 37 anni, Marcello Bennardo, 53 anni, e Manuel Esposito, 24 anni. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per C.Q., 26 anni. Un’altra persona, che risulta irreperibile, è ricercata.

Tutto è partito, dunque, dalla denuncia di una donna che non riusciva più a soddisfare le richieste di denaro del figlio e che veniva minacciata dagli spacciatori ai quali il figlio doveva circa 2000 euro. “La figura della madre, in questa, come in altre operazioni, ha avuto un ruolo importante”, ha detto, nel corso della conferenza stampa seguita agli arresti il procuratore aggiunto di Cosenza Marisa Manzini.

“Dopo essere stata soggetta a intimidazioni da parte del figlio – ha detto Manzini – ha avuto il coraggio di denunciarlo, per cercare di fare luce su una situazione che vedeva il giovane vittima nel suo assoggettamento totale alla droga”.