Anche a Cosenza la manifestazione per dire no alla violenza sulle donne

Carlomagno campagna novembre 2018

No alla violenza sulle donne E’ stata celebrata anche a Cosenza la giornata internazionale contro la violenza sulle donne con la partecipazione di tanti giovani che si sono ritrovati su Corso Mazzini per testimoniare sentimenti di solidarietà a quelle donne che ogni giorno subiscono atti di sopraffazione e violenza, nonché ricordare le vittime in “rosa” uccise per mano degli uomini.

Una mattinata di condivisione, nel cuore del centro urbano, davanti al palazzo del Governo, dove l’approccio alla tematica va di pari passo con l’aggregazione del passeggio domenicale. Tra riflessione, musica, lacrime e sorrisi, nello spirito voluto dall’Associazione Nazionale Interculturale Mediterranea (Animed) e dal suo presidente Cinzia Falcone che, quotidianamente, accompagna soggetti fragili verso la coraggiosa decisione di denunciare.

I pannelli dell’artista Gennaro Falcone intitolati “Ferita”, “Piegata ma non sconfitta”, “Unite”, “Rinata” e, ancora, il camper della Polizia di Stato che staziona a rotazione sul territorio per accogliere in totale protezione le urla di aiuto fino a ora taciute e, inoltre i carabinieri, con le loro donne in divisa, nonché una distesa di sagome a simboleggiare le vittime che, nel ricordo, sono tra la gente, con quei loro cuori dal colore acceso in evidenza per significare una presenza-assenza, quindi le “scarpe rosse” lasciate sulle panchine, sono stati la cornice di un appuntamento che ha coinvolto famiglie, istituzioni, forze dell’ordine, ragazzi: insomma la città, perché determinati reati non sono un fatto privato ma riguardano ogni singolo individuo davanti a pezzi di società che si sgretolano atrocemente.

Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, impegnato fuori regione, ha fatto arrivare il suo messaggio di sensibilizzazione nei confronti di un fenomeno, la violenza di genere, che vede il Comune in prima linea con diverse attività soprattutto nelle scuole.

Oggi, a palazzo dei Bruzi, bandiera a mezz’asta in segno di lutto, per aderire all’invito dell’Anci su proposta delle Nazioni Unite. L’incontro nel capoluogo bruzio si è sviluppato in maniera articolata fra i brevi interventi del vice sindaco e assessore alla Cultura Jole Santelli, dell’assessore Matilde Lanzino, del procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo, il vice prefetto vicario Franca Tancredi, il questore Giovanna Petrocca, il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Piero Sutera e, appunto, del presidente Animed Cinzia Falcone.

Numeri, legislazione, azioni ma, soprattutto, l’appello a fare sempre più rete per potenziare la prevenzione, non lasciando sole le vittime degli abusi. Gli alunni dell’istituto comprensivo 1 “Zumbini” e gli studenti del liceo scientifico Fermi, insieme alle professoresse Iusi, Ippolito, Greco e Cozza, hanno concluso oggi un percorso intenso incentrato sull’educazione sentimentale, perché la cultura del rispetto va coltivata dalla tenera età.

Significativa la partecipazione alla manifestazione degli uomini, adulti e non, con le performance della scuola “Nuovo centro danza” di Mendicino, del quartetto di archi che ha intonato “La buena vida”, la declamazione dell’attrice Federica Montanelli e, dulcis in fundo, l’esibizione della cantante Elisabetta Eneh che, reduce dalla trasmissione Rai “The voice”, ha presentato in anteprima nazionale il brano “Fake”.

Il momento più toccante e inaspettato, a testimonianza di una forte partecipazione emotiva, è arrivato alla fine della manifestazione, quando durante la lettura di messaggi dedicati a quelle donne che non ci sono più e a tutte le altre, tante, troppe, che subiscono violenza, una giovanissima liceale si è commossa scoppiando a piangere ai lati del palco e trovando immediatamente l’abbraccio dell’assessore Matilde Lanzino, oltre a quello dell’intera piazza. “Io non ci sto”, è stato il grido corale dei partecipanti.

In conclusione, immagini che immortalano gli sguardi della piazza nel seguire i palloncini rossi liberati verso il cielo, con l’emozione diffusa che lascia spazio al messaggio di positività “mai più violenza sulle donne”, perché “non è normale che sia normale”.