Omicidio Barbieri, al setaccio la vita privata. Antonio forse conosceva il killer

Carlomagno Lancia Ypsilon ibrida Giugno 2021
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Antonio Barbieri
La vittima Antonio Barbieri (fb)

Indagini della Polizia ad ampio raggio per far luce sull’omicidio di Antonio Barbieri, il ventiseienne rossanese ferito con due colpi di pistola alla testa lo scorso 12 gennaio e morto oggi all’ospedale Annunziata di Cosenza. Il giovane era stato ritrovato ferito e riverso in una pozza di sangue all’interno di una Mercedes in via Bruno Buozzi, allo scalo di Rossano.

Barbieri, emigrato in Germania, aveva fatto rientro a casa per le feste natalizie e passare il periodo insieme alla sua compagna e ai suoi familiari. Tutte le piste sono al vaglio degli investigatori. Nessuna ipotesi è esclusa, nemmeno quella passionale. A coordinare le indagini la procura della Repubblica di Castrovillari che, dopo il decesso di Barbieri, ha aperto una inchiesta per omicidio.

Intanto, la famiglia di Antonio Barbieri ha conferito incarico professionale agli avvocati Francesco Nicoletti ed Emanuele Sapia al fine di tutelare i propri diritti per giungere a fare piena luce sull’agguato in cui è stato brutalmente assassinato il loro caro congiunto.

Si attendono ora le determinazioni della Procura del Pollino in ordine all’espletamento dell’autopsia, esame che svelerà molto sul tipo di arma usata e sulla dinamica del delitto. Al vaglio della polizia le immagini di videosorveglianza presenti nella zona da cui possono emergere elementi utili alle indagini. Si scava nella vita privata della vittima.

Da quanto trapela, in questi giorni sono state ascoltate diverse persone, tra amici e conoscenti. Di fondamentale importanza i tabulati telefonici e i contatti, anche social, per capire le ultime ore di vita di Barbieri.

La vittima molto probabilmente conosceva l’assassino e si fidava di lui. Non si esclude che il killer avesse dato appuntamento a Barbieri per un chiarimento; entrato nella sua Mercedes  ha estratto l’arma e ha sparato a bruciapelo per poi dileguarsi nella penombra, “coperto” anche da chi ha sentito e visto ma preferisce non parlare.

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