Auto rubate con il metodo del “Cavallo di ritorno”, 4 arresti a Cosenza

Blitz dei carabinieri tra i nomadi. L'inchiesta è la prosecuzione dell'operazione "Scacco al cavallo". Denunciata una vittima che ha omesso di dire la verità

Carlomagno campagna Fiat 500 Gamma Dicembre 2019

I Carabinieri del comando provinciale di Cosenza hanno arrestato 4 persone (di cui 2 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), in  esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip presso il Tribunale di Cosenza per i reati in concorso di “ricettazione, furto ed estorsione”. 

L’attività investigativa, condotta dai militari del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Rende e  coordinata dalla Procura della Repubblica di Cosenza, costituisce la naturale prosecuzione dell’indagine “Scacco al Cavallo”, conclusasi nel mese di novembre 2018, con l’emissione di misure cautelari nei confronti di 18 soggetti appartenenti al gruppo dei cosiddetti “Zingari”.

Più in dettaglio, sul finire dello scorso anno, a Cosenza, dopo l’ennesimo furto di autovettura, la vittima riceveva, nella medesima giornata, una telefonata da uno sconosciuto, il quale, con tono minaccioso, avvertiva il malcapitato che l’autovettura “era in loro possesso” e che se la voleva indietro avrebbe dovuto recarsi in via degli Stadi nel villaggio degli zingari, altrimenti l’avrebbero “smontata”.

I militari, raccolta la denuncia, procedevano ad approfondimenti investigativi che facevano emergere un’articolata rete di condotte criminose, principalmente furti di autovetture e conseguenti richieste estorsive con il metodo del “cavalli di ritorno”, poste in essere da numerosi soggetti di etnia rom con base logistica in via degli Stadi, i quali, cooperando tra loro con ruoli fluidi e interscambiabili, gestivano le diverse fasi dell’attività criminale di commissione dei furti, custodia dei veicoli rubati e rapporti con le persone offese.

Il modus operandi utilizzato era ormai collaudato e consisteva nel rubare le autovetture (per lo più utilitarie), nell’area urbana di Cosenza e Rende, in prossimità di centri commerciali o luoghi affollati; contattare il proprietario del veicolo – individuato tramite i documenti trovati all’interno dell’abitacolo – mediante l’utilizzo di cabine telefoniche, e dietro minaccia di “smontare” l’autovettura, invitarlo a recarsi in via degli Stadi per la successiva richiesta estorsiva; concordare la somma da pagare (da 200 a 1.500 euro) per la restituzione del veicolo; segnalare al malcapitato, solo all’atto della riscossione in contanti della somma pattuita, il luogo dove recuperare il veicolo;

Dalle indagini è emerso che gli indagati “cannibalizzavano” le autovetture, traendo illeciti guadagni dalla cessione di pezzi di ricambio delle diverse parti smontate, allorquando le vittime non aderivano alle richieste estorsive.

Nel corso delle attività d’indagine sono stati accertati 4 episodi di furto, seguiti da altrettanti episodi di estorsione; arrestate 2 persone in flagranza di reato con l’accusa di “furto di autovettura in concorso”.

Inoltre, una delle vittime veniva denunciata in stato di libertà per il reato di “favoreggiamento personale” poiché, sentita in ordine all’estorsione subita a seguito del furto dell’auto di proprietà, pur a fronte di elementi comprovanti le richieste ricevute, negava l’accaduto, non fornendo alcuna collaborazione allo sviluppo delle indagini, favorendo l’illecita condotta dei malviventi.

“L’attività odierna, spiega una nota dell’Arma bruzia, mette ancora una volta in risalto la perseverante determinazione nel contrastare il fenomeno dei “Cavalli di ritorno”, vera e propria piaga sociale dell’intera area urbana, e deve costituire per i cittadini un ulteriore stimolo a riporre la massima fiducia nelle Istituzioni collaborando senza alcuna riserva o timore”.