Estorsioni e furti, fermate 15 persone tra Corigliano Rossano e Trebisacce

Oltre 150 carabinieri di Cosenza impegnati nell'operazione "Fangorn". Indagini avviate dopo il tentato omicidio di un allevatore. In manette anche due donne.

Carlomagno campagna Jeep Renegade Agosto 2019

blitz carabinieri  Quindici persone, tra cui due donne, sono state fermate dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza in un blitz tra Corigliano Rossano e Trebisacce, in esecuzione di un decreto emesso dalla procura di Castrovillari che contesta agli indagati il reato di associazione per delinquere finalizzata al taglio ed alla ricettazione di legname, furto di autovetture, tentato omicidio, estorsione, furti in abitazione, incendi e riciclaggio.

L’inchiesta è stata condotta da circa 150 militari, supportati dai colleghi del 14° battaglione carabinieri “Calabria”, dai cacciatori e dal nucleo cinofili, con la copertura aerea di un elicottero.

I dettagli dell’operazione, in codice “Fangorn”, sono stati resi noti in una conferenza stampa che si è tenuta in mattinata presso la procura di Castrovillari.

Il provvedimento è stato emesso nei confronti di Giuseppe Tedesco, di 47 anni, Leonardo De Martino, (47), Luigi De Martino, (46), Pasquale De Martino, (22), Luigi De Martino, (26), Natale De Martino, (51), Giuseppe Faustini, (39), Gennaro Larocca, (37), Nicola Macaretti, (38), Antonio Macaretti, (29), Domenico Macaretti, (67), Michele Lizzano, (55), Maria Antonietta Tavernise, (23), Rosaria Vulcano, (37) e Vincenzo Curia, (54).

Le attività di indagine sono scattate a seguito del tentato omicidio di un allevatore rossanese, avvenuto all’inizio di gennaio 2018. Nell’occasione i militari dell’Arma furono chiamati a seguito di una segnalazione da parte della vittima, la quale raccontava di essere stato colpito da colpi di fucile nell’area montana di Rossano mentre era a bordo del proprio fuoristrada.

Solo per un caso fortuito i colpi finirono sul montante del fuoristrada e l’allevatore ne uscì sostanzialmente illeso. Le investigazioni, quindi, condotte sia con attività tecniche ma anche con testimonianze di persone informate sui fatti e attività investigative tradizionali, hanno mostrato come una vera e propria organizzazione avrebbe gestito le attività di taglio abusivo di legname nelle aree montane di Rossano e come, a vario titolo, i partecipanti all’associazione avrebbero dato il loro contributo sia nel vero e proprio taglio, ma soprattutto nella ricettazione del legname depezzato che veniva poi stoccato in alcune aree o magazzini e rivenduto ai consumatori finali: le attività di taglio, come verificato attraverso sopralluoghi tecnici, avvenivano per lo più in aree demaniali, regionali e comunali tra cui alcune sottoposte a vincolo comunitario, poiché riconosciute da normative europee quali Siti di Interesse Comunitario “Habitat”.

Per effettuare le operazioni di taglio, alcuni degli indagati inoltre, avrebbero effettuato una serie di furti di fuoristrada che venivano poi trasferiti in aree difficilmente accessibili nelle zone boschive di Rossano e Longobucco ed utilizzati per il trasporto del legname.

Proprio la volontà di sfruttare le aree naturali sarebbe anche alla base di un tentativo di estorsione nei confronti del citato allevatore e commesso da quattro degli indagati nel novembre 2017, allorquando la vittima, recandosi presso il proprio appezzamento di terreno in località Conche di Longobucco, trovò un ovile completamente bruciato denunciando anche il furto di alcuni capi di bestiame e l’uccisione di altri. Da quanto ricostruito nel corso delle investigazioni, il gesto avrebbe voluto incutere timore all’allevatore, costringendolo a liberare il proprio terreno al fine di avvantaggiare gli interessi e le dinamiche criminali dell’associazione.

Sempre nel corso delle indagini è emerso come, in talune aree montane di Rossano due dei fermati avrebbero posto in essere anche delle estorsioni consumate in danno di dieci proprietari di immobili: questi ultimi, sotto la minaccia di danneggiamenti ed angherie avrebbero sborsato una quota annuale ai due fratelli per le attività di controllo, la cosiddetta guardiania nonché per i lavori di manutenzione necessari nel corso dell’anno.

Ad alcuni degli odierni indagati, vengono poi contestati una serie di furti in abitazione avvenuti a Corigliano Rossano tra il marzo e l’aprile 2018, nel corso dei quali venivano asportati vari suppellettili, attrezzi agricoli ma anche elettrodomestici: in taluni casi venivano appiccati anche degli incendi all’interno delle abitazioni, creando maggiormente danno ed ingenerando un particolare allarme sociale nella popolazione.

In un caso, un partecipante all’associazione per delinquere avrebbe sfruttato alcune fatture false della propria azienda agricola al fine di giustificare il legname rubato e rendere difficoltosi i controlli da parte delle forze dell’ordine: per tale motivo viene contestato il reato di riciclaggio.

L’attività investigativa svolta dai militari della Compagnia di Rossano, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica Luca Primicerio e diretti dal procuratore capo Eugenio Facciolla, ha permesso di far luce su un fenomeno criminale molto sentito dalla popolazione e che, per la prima volta, spiega una nota degli investigatori, viene aggredito in maniera particolareggiata nonostante le difficoltà legate all’ottima conoscenza delle aree montuose da parte degli indagati e la contestuale morfologia del territorio.

Proprio gli accertamenti svolti in queste aree, hanno permesso di documentare che, nel tempo, i tagli abusivi avrebbero fruttato illegalmente centinaia di migliaia di euro. Inoltre, dall’attività info-investigativa è emerso come da parte degli indagati non vi fosse alcuna remora nel depauperare il patrimonio boschivo del territorio, anche abbattendo alberi secolari tutelati da apposite normative a carattere comunitario.

Per dodici degli odierni indagati si sono aperte quindi le porte del carcere di Castrovillari, mentre a due donne è stato concesso il “beneficio” degli arresti domiciliari. Soltanto per uno di loro, il provvedimento è stato notificato presso il carcere di Castrovillari, essendo già detenuto per altra causa.