Prefetto Galeone, parla l’accusatrice: “Ho capito che toccava a me denunciare”

Cinzia Falcone, l'imprenditrice che ha fatto arrestare la prefetta in una intervista spiega come sono andate le cose: "Durante l'incontro mi ha parlato del centro migranti che gestisco. C'era un documento che non andava bene e ha detto: 'Vediamo cosa si può fare'. Io attonita"


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“Non avrei potuto fare diversamente. Da tempo sono impegnata nel sociale e spesso mi è capitato di pronunciare frasi del tipo: ‘in questa terra dobbiamo scegliere da che parte stare da subito!’. Ecco, questa volta, ho capito che toccava a me”. E’ quanto afferma in un’intervista alla Gazzetta del Sud Cinzia Falcone, l’imprenditrice dalla cui denuncia è scaturito l’arresto del prefetto di Cosenza Paola Galeone posta ai domiciliari per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità.

“Passare dalle parole ai fatti – aggiunge Falcone – non è semplice soprattutto quando ci si trova davanti ad un prefetto della Repubblica. Il giorno prima, però, avevo ascoltato l’intervista al procuratore Gratteri in cui invitava i calabresi a ribellarsi e questo ha determinato in me ulteriormente la volontà di dissentire e dire no a una ingiusta richiesta”. “Sono consapevole – ha detto ancora Falcone – che esistono poteri forti ma sono consapevole anche che esiste uno Stato forte. Io ho scelto di stare dalla parte dello Stato”.

Alla domanda del giornalista Arcangelo Badolati, autore dell’esclusiva, su quali fossero i suoi rapporti con la Galeone la Falcone risponde: “Io l’ho conosciuta quando si è insediata. Poi, in occasione della giornata internazionale della violenza contro le donne mi è stato proposto, visto l’impegno nel settore con la mia associazione Animed, di collaborare alla realizzazione di un evento occupandomi di contattare le scuole e di moderare la manifestazione. Cosa che ho fatto senza compenso alcuno. Ero fiera che la Prefettura, dunque lo Stato, ci avesse coinvolti in questo incontro”.

Il giornalista va poi sul punto chiedendole cosa pensasse della proposta del patto corruttivo: “Mi sono di colpo sentita azzerare la stima che avevo sempre nutrito nei confronti dei rappresentanti dello Stato. Ho poi pensato che si trattava solo di una persona e non dello Stato”, afferma Falcone.

“Ma perché non le ha detto subito di no?”, chiede il cronista. “Non ho realizzato immediatamente che mi si stava facendo una proposta illegale”, spiega la Falcone. “Eravamo nel Palazzo del Governo, ho impiegato qualche ora per realizzare che non era una errata deduzione. Fino a quel momento avevo peraltro sempre ammirato e nutrito stima per la dottoressa Galeone. Ma il confronto con la mia famiglia mi ha aiutato, invece, a capire la gravità di quanto mi era stato proposto. E non ho esitato a denunciare”.

“È vero che uscendo dalla stanza la Galeone ha fatto cenno ad una gara per l’accoglienza dei richiedenti asilo e protezione internazionale alla quale Lei con l’Animed aveva partecipato?” è l’altra domanda di Gazzetta del Sud alla donna accusatrice. “Si, è vero. Mi ha parlato di un documento che non andava bene, del quale però io nulla sapevo perché il procedimento amministrativo è in itinere. Mi ha detto: “poi vediamo cosa si può fare”. Sono rimasta attonita perché il discorso non c’entrava nulla”.

“Lei per via del Centro di accoglienza migranti che gestisce a Camigliatello ha rapporti economici con la prefettura?”, domanda ancora Badolati: “Si, con la Prefettura ma non con il prefetto”, risponde la Falcone.

L’intervista integrale qui


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