Lite tra carabinieri a Cosenza, maresciallo tenta il suicidio dopo aggressione a superiore

In seguito all'aggressione al capitano, suo superiore, Giuseppe Merola, comandante della Compagnia di Cosenza. Pucci era stato trasferito per la denuncia del sindaco di Carolei. Un provvedimento ritenuto ingiusto


Da sinistra il maresciallo Ivan Pucci e il capitano Giuseppe Merola

Il maresciallo dei carabinieri Ivan Pucci, comandante della stazione di Carolei, centro alle porte di Cosenza, avrebbe tentato il suicidio assumendo una considerevole quantità di ansiolitici. Il fatto sarebbe successo venerdì notte nella sua abitazione dove il militare si trova agli arresti domiciliari per avere aggredito quello stesso pomeriggio il capitano Giuseppe Merola, comandante della Compagnia carabinieri di Cosenza e suo superiore.

Il sott’ufficiale dopo aver assunto i farmaci si è sentito male e i familiari lo hanno fatto trasportare d’urgenza in ospedale a Cosenza, dov’è ricoverato. I sanitari, avrebbero proceduto a una lavanda gastrica. Per prassi giudiziaria il maresciallo si trova tutt’ora piantonato dai colleghi in quanto persona sottoposta a misura cautelare. L’uomo è guardato a vista, non tanto per timore che possa fuggire, ma perché potrebbe commettere qualche altra sciocchezza.

La lite venerdì tardo pomeriggio, quando Pucci ha avuto notizia di un trasferimento da Carolei a Corigliano Rossano per motivi disciplinari a causa di strascichi giudiziari con il sindaco di Carolei con cui, evidentemente non scorreva buon sangue. Trasferimento che sarebbe stato deciso dai vertici dell’Arma dei Carabinieri i quali a Pucci non hanno dato diritto di replica né di difesa, trattandosi di istituzioni militari dove gli ordini si eseguono, non si discutono. Così è.

Un provvedimento non gradito però da Pucci che si è recato spedito e arrabbiato presso il Comando Compagnia di Cosenza, caserma “P. Grippo”, – da cui dipende la Stazione CC di Carolei -, è entrato nell’ufficio del comandante Merola e ha avuto un’accesa discussione con l’ufficiale nel tentativo di farlo intervenire e mediare su un trasferimento dal maresciallo ritenuto ingiusto.

Quando il capitano Merola (incolpevole, perché a Cosenza da ottobre 2018) gli ha confermato il trasferimento riferendo che lui esegue solo gli ordini, il maresciallo avrebbe prima chiuso la porta a chiave, gettandola dalla finestra, per poi colpire il suo superiore con calci e pugni rimediandogli lesioni guaribili in trenta giorni. I carabinieri presenti in caserma hanno sentito urla e trambusto per cui hanno sfondato la porta vedendo l’aggressione al comandante.

Pucci, calmate le acque, è stato poi dichiarato in stato di arresto, su disposizione del pm di turno  che lo ha posto ai domiciliari. L’arresto è stato già convalidato. Dovrà rispondere, per direttissima, di lesioni, sequestro di persona e resistenza a pubblico ufficiale.

Il maresciallo, che è coniuge del segretario generale della Camera di Commercio di Cosenza Erminia Giorno, era a capo della stazione di Carolei da qualche tempo. Era stato in servizio alla Compagnia carabinieri di Rende e Rogliano. Nel 2018 aveva ricevuto anche una onoreficienza dal Quirinale che lo ha nominato Cavaliere della Repubblica.

Due anni fa, a Carolei, Pucci era entrato in “conflitto” con il sindaco della cittadina che lo aveva denunciato per dei presunti abusi e reati su cui vige il massimo riserbo. La Procura della Repubblica di Cosenza, quindi l’accusa, aveva chiesto l’archiviazione, ma il primo cittadino ha fatto ricorso riuscendo a trascinare il sott’ufficiale in tribunale.

Non tanto per la vicenda col sindaco di Carolei, quanto per l’aggressione al comandante Merola, Pucci rischia il “licenziamento” dall’Arma che potrebbe congedarlo con larghissimo anticipo rispetto all’età pensionabile.

Dino Granata