Il Giudice Petrini, Santoro e Tursi Prato. Gli Sms criptici e gli “amici” usurai per avere i soldi

L'ex consigliere regionale, ormai senza quattrini, era disposto a tutto pur di avere una sentenza favorevole. E il magistrato ci stava. L'incontro a casa di Nicola Adamo in cui Pino gli chiede aiuto


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Messaggi criptici per confondere gli investigatori che stavano con il fiato sul collo del giudice Marco Petrini e di Emilio Santoro detto Mario, i due finiti in carcere insieme ad altre sei persone nell’ambito dell’inchiesta della procura di Salerno e indagati per corruzione in atti giudiziari.

Sms inviati da Santoro a Petrini per risolvere l’annosa questione di Pino Tursi Prato, anche lui finito in cella, in attesa di una sentenza favorevole per riottenere l’assegno vitalizio che gli spettava per aver fatto il consigliere regionale nei primi anni ’90 e revocato dopo la condanna rimediata per associazione mafiosa.

A fine novembre 2018 Santoro scrive al suo amico Petrini: “BJDOMANJSONACZ“, “inteso Buongiorno, domani sono a Catanzaro”. Il magistrato risponde: “ok 12 in commissione” tributaria. E’ il periodo in cui viene caldeggiata la pratica Tursi Prato (su cui ci sarà poi un grande ritardo) e il giudice fa sapere di essersi interessato avvicinando chi doveva esprimersi sul ricorso la cui udienza era stata fissata per il 12 dicembre 2018: la prima sezione penale della Corte d’Assise d’Appello presieduta dalla dottoressa Gabriella Reillo.

Petrini, parlando una volta con la Reillo, aveva chiesto informazioni sul deposito della sentenza di Tursi Prato e per non far apparire sospetta la sua richiesta, presentava la questione alla collega come “una cosa carina”, ed analoga a quella di Bruno Contrada, l’ex agente del Sisde processato per mafia. La giudice (estranea all’inchiesta, ndr), secondo gli atti, dopo l’udienza del 12 e in attesa della decisione, sarebbe stata poi avvicinata dallo stesso Tursi Prato che era andato presso la cancelleria della Corte per presentare una “memoria aggiuntiva”, oltre a quella già presentata dall’avvocato Stefano Giordano nel corso dell’udienza del 12 dicembre. Una memoria suggerita dal giudice Petrini.

Tornando alle captazioni, i tre forse non sapevano di essere intercettati, ma comunque sospettavano, almeno Santoro. Gli investigatori seguono ogni movimento dei tre, ascoltano ogni conversazione, scrutano i tabulati, li tengono d’occhio e intercettano pure gli incontri per strada. Una indagine da “manuale” investigativo.

Di certo, da quanto emerge dagli atti, il giudice Petrini pare fosse totalmente ignaro del fatto che nel suo telefono era stata installata una “cimice” virtuale, così come non immaginava che nei suoi uffici, in Corte d’Appello e in Commissione tributaria vi fossero le telecamere nascoste che lo riprendevano mentre faceva più volte sesso con due avvocatesse (Marzia Tassone, finita ai domiciliari e Palma Spina, indagata), e contava il denaro contenuto nelle bustarelle che sarebbero state consegnate a lui da Mario Santoro, ma non solo.

Il 4 dicembre 2018 la polizia giudiziaria capta un altro messaggio di Santoro a Petrini con scritto “BJVENRDGAMBERJ” che significa “Buongiorno Venerdì Gamberi”. Erano i giorni prossimi alle festività natalizie, per questo Santoro e Tursi Prato volevano omaggiare colui che poteva essere determinante a far vincere il ricorso dell’ex consigliere cosentino.

Ci fu un ritardo per la consegna dei gamberoni e Santoro contatta Petrini riferendo “BJFACCJOTARDJGAMBERJ” (inteso: buongiorno faccio tardi gamberi). Non era stato possibile reperire il pesce promesso perché la pescheria dove si riforniva sull’alto Ionio cosentino gli aveva fatto sapere che il mare era a forza 6.

Successivamente il pesce e altri “omaggi” gastronomici vennero recapitati al magistrato, anche a Lamezia, dove abita il giudice. In una circostanza Petrini era stato anche redarguito dalla moglie che sospettava come il marito, a fronte delle regalie ricevute, stesse interferendo in qualche sentenza. “Ma che dici, ma di che parli”, risponde seccato il giudice alla consorte, facendo intendere che lui era un magistrato integerrimo e incorruttibile.

In realtà, come emerge dagli atti, Petrini sarebbe stato invece propenso a ricevere “soldi e regali” in cambio di ammazzare le sentenze. Il denaro extra, serviva anche a dare alla ex moglie circa tremila euro al mese per mantenerla, dirà Petrini in un colloquio intercettato con il direttore di una banca a Castrovillari, che lo aveva contattato per capire alcuni movimenti “anomali” sul suo conto. Sebbene guadagnava tanto, il magistrato aveva necessità di reperire altri quattrini per mantenere elevato il suo tenore di vita.

I contatti captati sono tanti. La sentenza su Tursi Prato, prevista per dicembre 2018 tarda ad arrivare e nei primi mesi del 2019 i tentativi per sollecitare il giudice Petrini a fare di più sono stati fitti, al punto da indurre Tursi Prato a dubitare anche del suo amico Santoro e del magistrato, che dalle carte dell’ordinanza pare non abbia mai incontrato di persona. Era soltanto l’ex manager dell’Asp di Cosenza a fare da tramite. Alla consegna dei pesci citati prima, gli investigatori notano infatti che Tursi Prato era rimasto in auto.

C’è un episodio d’interesse che fa impressione. Tursi Prato, ormai squattrinato, per corrompere il giudice e pagare l’onorario al suo avvocato di fiducia (palermitano) sarebbe stato disposto a tutto, anche a rivolgersi agli Usurai pur di reperire trentamila euro per ottenere il vitalizio nonché gli arretrati stimati in circa 170 mila euro. E si evince in una conversazione captata con Nicola Adamo, ex consigliere regionale, estraneo in questa inchiesta.

“[…] La circostanza che il SANTORO avesse la conoscenza di un “giudice” presso la Corte d’Appello di Catanzaro – si legge negli atti – era stata evidenziata dal TURSI PRATO in occasione di un colloquio avuto con ADAMO Nicola (ex vicepresidente della Regione Calabria), intrattenuto il 18.10.2017, presso l’abitazione di quest’ultimo. In tale circostanza, il TURSI PRATO Giuseppe, nel raccomandare un intervento dell’ADAMO sul Direttore Generale dell’ASP di Cosenza a favore proprio del SANTORO, riferiva: “… Nicò, tu ci credi che c’è gente che noi sottovalutiamo, ma hanno rapporti di fiducia, hai visto che” anche  “Mario SANTORO è legato con magistrato della Corte d’Appello, il 13 quale l’altro giorno ha portato a Raffaele (si sta parlando di Raffaele MAURO, Direttore Generale dell’ ASP di Cosenza), tienitelo per te, a incontrare il Presidente della Seconda Sezione Penale, a Catanzaro, perché, per la verità o il presidente ha chiesto a Mario, non so cosa doveva chiedere, dice no, dice ci parlo io con il dottore MAURO, ha detto perché non me lo porti qua che parliamo, ecco infatti l’ha portato a questo incontro a Catanzaro”.

Con l’approssimarsi della decisione di tale ricorso, fissata per il 12.12.2018 dinanzi la Corte
d’Appello di Catanzaro – e con l’aggravarsi della propria situazione economica – scrive il giudice – il TURSI PRATO aveva iniziato una spasmodica ricerca di denaro che, a suo dire, sarebbe servito, oltre che a pagare l’onorario del legale incaricato di assisterlo, anche a “pagare” il giudice designato ad esprimersi: “ti racconto, diciamo che con molta probabilità, questo prendiamo lo con le pinze … potrei avere l’aiuto di qualche amico… 30 mila… c’ho i canali … 50.000 euro … 30 mo e 20 dopo … quello che cazzo vuole … pure /solo cosi funziona vengo a sapere… al magistrato  e quindi mi sto attrezzando … ho già predisposto per 50 mila con 2 amici… capisci quello che ti voglio dire io… cioè non è che tu l’azioni … no, abbiamo la persona giusta … che mi ha fatto capire questo … però non è riferito a me… ti stai muovendo mette la “pila” … ti dice “si, si” … non è che non te la fa ma chissà quando oppure non te la fa proprio … io i 30/40 … ci vuole una…” “faccio un esempio e poi dopo… rischio su io … a quel punto, se mi va bene, siccome il giorno dopo Flavio … dopo la sentenza…ed io vado là … io intanto mi devono dare subito i 170.000 euro … per cui io devo rischiare il minimo… se poi non li prendi…e quindi su questo adesso sto aspettando una risposta … proprio l’altro giorno l’abbiamo affrontato … L’altro poi vediamo come azionarlo appena mi dicono … siccome mi era stato già detto che mi doveva arrivare la carta a fine Maggio… e ancora siamo al 12 e non è arrivato niente … quindi …come dici tu … se non mi sbrigo adesso, massimo per Luglio …ci vuole Settembre se ti va bene … perché poi comincia ad essere dopo il 15 Settembre, 20 Settembre … quindi vuoi dire ad Ottobre … quando siamo ad Ottobre siamo ad un anno perché io depositando il 3 Ottobre …”.  

Dall’intercettazione, si legge, si ricavava che il TURSI PRATO, pur di reperire la somma di denaro necessaria per corrompere il giudice, si sarebbe rivolto a non meglio specificati
usurai in grado di garantirgli circa 30 mila euro a fronte di una restituzione di 50/60/70 mila euro dopo tre o quattro mesi, tempo necessario alla pubblicazione della sentenza ed alla disposizione del pagamento delle somme a lui spettanti (170 mila euro di arretrati, secondo l’aspettativa del TURSI PRATO).

Dino Granata

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