Usura ed estorsione, 4 arresti a Cosenza

Divieto di dimora per un 64enne. La Polizia ha scoperto 16 casi di gente strozzata che doveva restituire fino all'850 percento di interessi. La spirale è stata interrotta grazie alla denuncia di una vittima


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questura di cosenza

Prestavano soldi a persone in grave stato di bisogno chiedendo in cambio la restituzione del capitale e di interessi fino all’850%. Così, dopo indagini, la Squadra Mobile di Cosenza ha arrestato stamane 4 persone e notificato un divieto di dimora ad un altro soggetto, con l’accusa di usura, estorsione ed esercizio abusivo del credito.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Cosenza su richiesta della locale Procura guidata da Mario Spagnuolo. In carcere sono finiti B.A., di 43 anni; M.S. di 51 anni, entrambi di Cosenza, e B.M., 52enne di Mendicino. Ai domiciliari è stato posto P.P., 73enne di Cosenza, mentre un altra persona, C.S., di 64 anni, è stata raggiunta da un divieto di dimora a Cosenza e Rende.

L’inchiesta, in codice “Alto Tasso”, nasce dalla denuncia presentata nel giugno 2018 da una delle vittima di usura in Questura, a seguito della quale la Squadra mobile di Cosenza ha avviato una indagine, con l’ausilio di intercettazioni e pedinamenti, che al termine ha consentito di individuare un gruppo di usurai che agendo ognuno in maniera autonoma e solo in alcune circostanze uno di loro in concorso con altri, prestavano soldi “a strozzo” alle vittime, tutte in grave stato di bisogno, pretendendo poi in cambio la restituzione di esorbitanti somme di denaro a titolo di interessi. Queste ultime, quando non ottemperavano al pagamento, venivano pesantemente intimorite dagli usurai, anche con esplicite e gravi minacce di morte.

Tra le sedici vittime accertate, oltre a disoccupati e pensionati, si annoverano per lo più operai ma anche artigiani, muratori, imbianchini e lavaggisti.

Le vittime entravano così in una grave spirale debitoria, attesi gli insostenibili tassi di interesse usurai che venivano loro imposti; in alcuni casi le stesse erano costrette a dare a gli strozzini Bancomat e carte Postepay: in uno dei tanti casi ricostruiti, il tasso usuraio applicato a una vittima su base mensile toccava il 57% arrivando a raggiungere, su base bimestrale, il 230% e addirittura, su base trimestrale, l’850% (richiesti in restituzione 6.200 euro, entro tre mesi, a fronte di un prestito iniziale di 1.400 euro, con la promessa, in caso di ulteriore inottemperanza, della dazione di 12.400 euro).

Una delle vittime, che si era rivolta ai cravattari per l’estrema difficoltà economica in cui versava a causa del vizio compulsivo del gioco, (slot machines), era talmente disperata che aveva manifestato propositi suicidi e pertanto si determinava a ricoverarsi in una Comunità Terapeutica per il recupero dalla ludopatia.

l destinatari della misura restrittiva in carcere, dopo le formalità di rito, sono stati tradotti presso la Casa circondariale di Cosenza.

Nel corso delle perquisizioni effettuate contestualmente all’esecuzione delle misure restrittive, presso le abitazioni degli indagati sono stati rinvenuti documenti, agende e una sorta di “libro mastro” in cui erano annotati gli importi delle somme concesse a titolo usurario e i nomi delle vittime.

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