Furti, estorsioni e droga, 13 arresti a Cosenza

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carabinieri di Cosenza

E’ in corso, a Cosenza e Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), una vasta operazione dei carabinieri del comando provinciale di Cosenza volta a disarticolare un gruppo criminale, operante nel “Villaggio degli Zingari” di Cosenza, specializzato in furti di autovetture, estorsioni, furti, e cessione di sostanze stupefacenti.

Oltre 150 carabinieri hanno dato esecuzione ad un’ordinanza dispositiva di misure cautelari, emessa dal gip presso il Tribunale di Cosenza, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 17 persone (13 arresti domiciliari e 4 obblighi di presentazione ai carabinieri), indagate, a vario titolo, per i reati in concorso di “furto aggravato”, “tentato furto con strappo”, “ricettazione”, “estorsione”, “detenzione ai fini spaccio di sostanze stupefacenti”, “danneggiamento”, “detenzione illegale di armi”. L’operazione è denominata “Gazze ladre”.

L’indagine è stata condotta a seguito del furto di un’autovettura successivamente utilizzata per effettuare una rapina presso la clinica “San Bartolo” a Mendicino, nel corso della quale 3 malviventi, con il volto travisato da passamontagna ed armati di pistola, avevano asportato la somma di circa 10.000 euro custodita all’interno della predetta struttura.

Le attività di captazione telefoniche ed ambientali, attivate nell’immediatezza dei fatti, non permettevano di individuare i responsabili di quella rapina ma consentivano di far luce su numerosi e gravi reati, commessi da una pluralità di persone, molte delle quali titolari di precedenti penali e di polizia, che operavano nell’area urbana di Cosenza.

L’attività investigativa messa in atto, fin dall’inizio, ha permesso di individuare due persone che stavano pianificando uno “scippo” ai danni di un’imprenditrice edile di Cosenza, la quale si recava in alcuni giorni della settimana presso una banca del capoluogo bruzio per versare gli introiti della propria azienda.

L’azione non era andata in porto solo grazie alla presenza dei Carabinieri presenti nei pressi della filiale bancaria. Lo “scippo” era stato pianificato da parte degli indagati con minuzia di particolari, attraverso dettagliati sopralluoghi andati avanti per oltre un mese.

Il giorno designato, gli indagati salirono a bordo di una moto con targa contraffatta, indossando caschi integrali e seguendo la vittima designata fino ad un attimo prima di entrare in azione. Ma resisi conto della presenza di alcuni militari in borghese, che facevano parte di un corposo dispositivo messo in atto dall’Arma al fine di garantire la sicurezza dell’imprenditrice, desistevano dall’atto criminoso, rinunciando allo scippo solo all’ultimo momento.

Da qui, la complessa attività investigativa, fondata principalmente su intercettazioni telefoniche ed ambientali, allargatasi su un più ampio numero di soggetti, ha consentito di documentare le dinamiche interne di un collaudato gruppo criminale, composto in gran parte da soggetti di etnia “rom”, operante all’interno del cosiddetto “Villaggio degli Zingari”, specializzato in furti di auto ed estorsione. In particolare, sono stati ricostruiti, con dovizie di particolari, 9 episodi di furti e ricettazioni di veicoli, di cui 3 furgoni e 6 autovetture, seguite da altrettante estorsioni.

A differenza di quanto appurato nell’indagine “Gipsy Village”, dello scorso 14 luglio, dove i fermati contattavano direttamente i proprietari, sul luogo del furto o telefonicamente da cabine telefoniche, per concordarne la restituzione dietro pagamento di denaro, nell’operazione “Gazze Ladre” gli indagati, dopo aver rubato i veicoli, attendevano che venissero contattati dalle vittime che si recavano direttamente al cosiddetto “villaggio degli zingari” , per ottenere la restituzione dell’autovettura, dietro la corresponsione di una somma di denaro che variava da 300 a 2.500 euro. Facendosi forti della caratura criminale acquisita nel tempo e delle errate consuetudini diffuse in città, gli indagati intimorivano le proprie vittime con la minaccia di distruzione dell’autovettura qualora non venisse corrisposta la somma di denaro richiesta per la restituzione.

I furti di autovetture, compiuti in orario diurno o al massimo serale, ma mai di notte, venivano organizzati con minuzia di particolari e sistematicità, al punto che da una intercettazione ambientale emergeva addirittura l’esistenza di una “lista” di auto da rubare, tanto è vero che in un passaggio dell’ordinanza del GIP del Tribunale di Cosenza, alla segnalazione di uno di essi di prendere una Fiat Punto, l’altro rispondeva: “Sulla lista abbiamo una Multipla, dobbiamo prendere la Multipla! … poi domani è un altro giorno”.

La sistematicità e professionalità dell’azione delittuosa emergevano pure dal modus operandi degli indagati, che “pattugliavano” per ore le vie di Cosenza e Rende e che, una volta individuato il veicolo giusto, riuscivano a rubarlo in soli tre minuti, grazie all’utilizzo di centraline che collegate al quadro elettrico del veicolo ne consentivano l’accensione,rendendo pertanto impossibile un qualunque intervento delle Forze dell’Ordine. Le auto rubate venivano quindi portate, in tutta fretta, al “Villaggio”, dove venivano perquisite e svuotate di tutto il materiale utile, venendo poispostate, con apposita “staffetta” (una seconda auto che le precedeva, pronta a segnalare eventuali posti di blocco) in vie secondarie della città dove venivano parcheggiate in attesa di essere restituite ai legittimi proprietari a seguito del pagamento di una somma di denaro.

L’attività investigativa permetteva pure di riscontrare, oltre ai reati già descritti, numerosi episodi di furto commessi all’interno di Istituti scolastici, cantieri edili, depositerie di autobus, strutture sportive ricadenti nei Comuni di Cosenza, Rende e dell’hinterland cosentino. Gli episodi registrati hanno per lungo tempo destato grave allarme sociale per il tipo di beni sottratti e per la violenza commessa sulle cose.

Gli indagati, infatti, dopo aver raggiunto la loro méta, grazie all’aiuto del navigatore satellitare, indossavano i guanti e, attrezzati di tutto punto, quali piede di porco, cacciavite, martello, pinza, piccone e quant’altro, facevano ingresso all’interno delle strutture interessate, dopo aver forzato le porte di ingresso. A questo punto, i malfattori razziavano tutto quanto era possibile portare via, rivendendo subito dopo ad alcuni ricettatori di fiducia – uno dei quali destinatario delle odierne misure cautelari – la stessa notte in cui compivano il furto.

Allarmante la disponibilità di armi improprie (in primis il piccone), che gli indagati portavano con sé, per loro stessa ammissione, non solo perché utili a forzare eventuali ostacoli, ma anche per “tirarli in testa” ad eventuali custodi.

Dall’interno delle scuole venivano sottratti principalmente i PC con i quali gli alunni svolgevano attività di laboratorio multimediale, creando dunque notevole disagio sia allo svolgimento delle lezioni sia un ingente danno economico agli istituti scolastici vista la perdita di materiale costoso.
Un furto particolarmente odioso commesso dai due indagati è, inoltre,quello verificatosi ai danni di una mensa per indigenti di Cosenza, gestita da alcuni volontari che cucinano pasti per persone in difficoltà. In tale circostanza, gli stessi riuscivano ad asportare tutta l’attrezzatura della cucina, comprensiva di un bollitore ed una friggitrice avente un valore di circa 2.000 euro, ed a causare ingenti danni all’immobile, con la rottura delle tubature dell’acqua che provocavano l’allagamento dei locali.

Tale condotta ha così provocato non pochi problemi non solo ai volontari dell’associazione che amabilmente si dedicano al prossimo, ma anche a tante persone in difficoltà che ritrovavano in quel locale un confortevole ristoro.

La costante emersa nel corso dell’indagine è stata, comunque, la propensione degli odierni deferiti a razziare il più possibile a discapito dei più indifesi, così come fanno le gazze ladre su tutto ciò che brilla. Da qui il nome dell’operazione odierna, volta appunto a richiamare l’attenzione sui furti commessi.

Per ciò che concerne l’attività di spaccio, nel corso delle attività tecniche sono emerse diverse cessioni di cocaina, commesse da alcuni degli indagati, tra i quali, purtroppo, un poliziotto all’epoca dei fatti in servizio alla Prefettura di Cosenza e che veniva, poco tempo dopo, tratto in arresto dalla Squadra Mobile della Questura per detenzione abusiva di arma da fuoco.

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