Covid, 23 anziani di una Rsa calabrese positivi al Covid dopo il vaccino. Altri casi in Italia

La notizia confermata dal presidente del Cda: "C'è da ricordare che solo giovedì scorso trenta anziani e ventuno operatori sanitari si erano vaccinati". E nelle Marche vasto focolaio in un ospedale di Fermo, dove i sanitari erano stati tutti vaccinati. Altri al Civico di Palermo. In Israele 12.400 positivi dopo il vaccino


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Ventitrè ospiti su 33 di Casa Serena Santa Maria di Loreto, l’istituto per anziani di Cassano allo Ionio (Cosenza), sono risultati positivi questa mattina al tampone rapido. La notizia, riportata dall’Ansa, è stata confermata dal presidente del Consiglio di amministrazione dell’istituto Antonio Golia.

“A seguito di una positività riscontrata ieri su un anziano che doveva rientrare in istituto dopo una breve assenza, questa mattina – ha affermato Golia – abbiamo sottoposto a tampone rapido tutti i nostri ospiti, gli operatori sanitari e gli amministrativi.

23 ospiti sono risultati positivi, mentre tutte le altre persone sottoposte al tampone sono risultate negative. C’è da ricordare – spiega il presidente Golia – che solo giovedì scorso trenta anziani e ventuno operatori sanitari si erano vaccinati”.

Intanto, il sindaco di Cassano Gianni Papasso ha convocato una riunione urgente del Coc (Centro operativo comunale) per decidere le iniziative da intraprendere vista la situazione nel comune.

Il caso di Cassano non è il primo in Italia. E’ anzi l’ennesimo di persone, tra degenti e sanitari, che si ritrovano “contagiati” dopo aver fatto il vaccino. Ultimo in ordine, è nelle Marche dove c’è un focolaio di Covid-19 all’ospedale Murri di Fermo.

Il quel nosocomio 71 operatori sanitari sono risultati positivi ai test, di cui 9 medici e 40 infermieri, oltre a operatori Oss e tecnici di radiologia della struttura ospedaliera, secondo quanto riportato da Affari Italiani. Pochi giorni prima tutto il personale si era vaccinato contro il Covid. A oggi, sia asintomatici che sintomatici, si trovano in isolamento.

Altro caso, al Civico di Palermo, scrive Repubblica, dove c’è un picco di contagi fra operatori sanitari che hanno eseguito la prima dose del vaccino anti covid. I focolai sono emersi in Medicina d’urgenza e Cardiologia e hanno coinvolto, oltre a decine di pazienti non vaccinati, una ventina tra medici e infermieri. Tutti i sanitari avevano ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer fra il 31 dicembre e il 7 gennaio.

E in Israele, oltre 12.400 israeliani sono risultati positivi al COVID-19 dopo essere stati vaccinati, tra cui 69 persone che avevano già ricevuto la seconda dose, che ha iniziato ad essere somministrata all’inizio della scorsa settimana, ha riferito il ministero della Salute. Lo scrive il quotidiano Haaretz.

C’è da chiedersi: non è che Fda, Ema e Aifa (che, va ricordato, non hanno mai autorizzato il vaccino il quale resta sperimentale, ma solo concesso un’autorizzazione condizionata limitata) si sono accorti che il vaccino, alla luce dei tanti morti e dei gravi effetti avversi di cui non trapela pressoché nulla, abbiano deciso di rallentare la distribuzione appunto perché non sicuri? Il mainstream parla a tamburo battente di presunti “ritardi” nelle consegne, ma viene il legittimo sospetto che c’è stato un vero e proprio blocco da parte delle autorità regolatorie. 


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