Il Tar riapre le scuole in Calabria. Contagi inesistenti. Ennesima “sconfitta” per Spirlì

Da mercoledì 10 marzo rientro in classe per migliaia di studenti. "Servono interventi circoscritti alle aree dove emergono nuovi focolai, non la chiusura dell’intero sistema di istruzione calabrese"


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Nino Spirlì (fb)

Il Tribunale amministrativo della Regione Calabria ha nuovamente sospeso l’ordinanza del presidente facente funzioni Nino Spirlì con cui disponeva la chiusura delle scuole introducendo la didattica a distanza per tutti gli istituti di ogni ordine e grado (eccetto i nidi), con la motivazione che circolava la presunta “variante” che avrebbe “aggredito i giovani”. Da domani, mercoledì 10 marzo, si rientra in classe.

Il Tar, che ha fissato l’udienza di merito per il 14 aprile, ha così accolto il ricorso presentato da un gruppo di genitori, docenti, presidi e associazioni di tutta la regione rappresentati e difesi dagli avvocati Giuseppe Pitaro, Gaetano Liperoti.

E’ l’ennesima “sconfitta” per Spirlì. Già nei mesi scorsi per altre due volte il Tar aveva bocciato l’ordinanza del presidente facente funzioni, sempre in merito alla sospensione della didattica in presenza per il cosiddetto Covid.

“Non si rinviene nel verbale – motiva tra l’altro il giudice Giancarlo Pennetti -, e comunque nei restanti capi di premessa dell’ordinanza impugnata una specifica istruttoria volta a stabilire se, quali e quanti contagi abbiano in concreto interessato le scuole calabresi a prescindere dagli interventi sindacali posti in essere su base locale con sospensione delle attività didattiche in presenza “in molti comuni” nonché quali siano stati gli effetti dei contenimenti rilevati dall’ordinaria applicazione dei protocolli Covid della scuola (quarantena della classe con o senza propagazione dei contagi)”.

“Conseguentemente, va rilevato, così come evidenziato in ricorso, che il trend di aumento dei contagi in Calabria è al momento considerevolmente inferiore rispetto a quello nazionale riferito alla medesima settimana sopraindicata e pertanto non costituisce dato sopravvenuto rispetto alle valutazioni di cui al DPCM mentre il fatto che in alcuni specifici territori (province di Vibo Valentia e Reggio Calabria) la proporzione di nuovi casi sia il doppio della media regionale (comunque sempre lontana dalla media nazionale), a tutto voler concedere potrebbe giustificare al più interventi mirati su comuni di quelle aree e non la chiusura dell’intero sistema di istruzione calabrese”.


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