Omicidio Lisa Gabriele, l’assassino aveva un complice. Indagini per scoprire chi è

Carlomagno

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Il luogo del ritrovamento del cadavere di Lisa Gabriele, nelle campagne di Montalto Uffugo. Nei riquadri Lisa Gabriele e Maurizio Abate

Potrebbe avere avuto un complice Maurizio Mirko Abate, l’ex poliziotto della stradale finito in manette con l’accusa di avere ucciso nel 2005 Lisa Gabriele, il cui corpo senza vita è stato rinvenuto in un bosco di Montalto Uffugo. E’ questa l’ipotesi degli inquirenti.

Secondo l’accusa, il presunto omicida si sarebbe servito di un complice per spostare il cadavere dall’appartamento dove pare sia stata uccisa, soffocata con un cuscino, nelle campagne di Montalto, nei pressi di un casolare.

Lo spostamento, non è chiaro, sarebbe avvenuto a bordo dell’automobile di proprietà della ragazza, allora ventiduenne, seguita evidentemente da un’altra auto con cui poi Abate e il complice, compiuto il lavoro sporco, sarebbero scesi insieme verso Rende. Non è escluso che il complice, oltre ad aiutare Abate a traslare il cadavere, abbia aiutato l’assassino a simulare il suicidio, portando la bottiglia di Whisky e psicofarmaci, insieme alla lettera con cui la giovane avrebbe annunciato di farla finita. Lettera di addio, che da quanto è emerso risulta falsa.

Già l’esame autoptico stabilì che la giovane non aveva bevuto. Non solo. Sulla bottiglia di Whisky non vennero ritrovate impronte e, fra l’altro, non aveva assunto farmaci o droga. A far riaprire il fascicolo, nel 2009 archiviato con l’ipotesi del suicidio, le pressioni della famiglia e una lettera anonima recapitata in procura nel 2018.

Il possibile movente
Il caso era stato trattato nell’autunno 2019 anche dalla nota trasmissione “Chi l’ha visto”. La lettera anonima sarebbe stata inviata da un appartenente alla polizia stradale che chiama in causa un suo collega il quale intratteneva una relazione extraconiugale con la ragazza. La giovane era innamorata dell’uomo al punto che per non perderlo gli avrebbe comunicato una finta gravidanza. Da quì probabilmente la reazione violenta dell’assassino che l’ha soffocata con un cuscino e poi ha inscenato un falso suicidio. Un delitto (quasi) perfetto, non fosse per le tante incongruenze registrate nel caso.

Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Rende proseguono, dunque, per identificare il possibile complice di Abate.

L’ex poliziotto, inoltre, è accusato di cessione e spaccio di sostanze stupefacenti in quanto avrebbe consegnato a più riprese marijuana al figlio, facendogliela trovare nella cassetta delle lettere.

La ricostruzione video di “Chi l’Ha visto?”

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