Le mani della ‘ndrangheta sulla Capitale, 26 arresti e sequestri per 100 milioni

La misura cautelare in carcere, è stata eseguita dalla Dia di Agrigento fra le province di Roma e Cosenza. Secondo gli inquirenti il gruppo criminale puntava ad acquisire la gestione di attività economiche nei settori della panificazione, mercato ittico, pasticcerie e ritiro pelli. Le mani del clan erano finite anche sul business della ristorazione e dei bar

Carlomagno

Per ricevere gli aggiornamenti lascia un like sulla nuova pagina Fb. Iscriviti anche al Gruppo "Italia Libera Senza Restrizioni", e seguici su TELEGRAM e TWITTER
Dia antimafia
archivio

Un sequestro complessivo di 100 milioni di euro è stato messo in atto dagli uomini della Dia, coordinata dalla Dda di Roma, nell’ambito di una operazione che ha portato all’arresto di 26 persone accusate di fare parte di una “locale” di ‘Ndrangheta che operava da anni nella Capitale.

La misura cautelare in carcere, è stata eseguita dalla Dia di Agrigento, nell’ambito dell’operazione fra le province di Roma e Cosenza. Fra le 26 misure firmate a carico di altrettanti indagati, la Dia ha rintracciato e bloccato un ventiduenne di Canicattì. Si tratta, secondo quanto emerge, di un giovane che non è collegato agli ambienti mafiosi dell’Agrigentino.

Complessivamente sono state poste sotto sequestro 25 società. Gli indagati sono accusati, a seconda delle posizioni, di associazione mafiosa, sequestro di persona e fittizia intestazione di beni.

Numerosi i settori commerciali coinvolti, da quello ittico, alla panificazione, dall’ambito delle pasticcerie al ritiro delle pelli e degli olii esausti. L’organizzazione di matrice ‘ndranghetista si riproporrebbe, alla stregua di quanto ricostruito dalle indagini, in termini di gravità indiziaria, anche il fine di commettere delitti contro il patrimonio e l’incolumità individuale, affermando il controllo egemonico delle attività economiche sul territorio. Sono tuttora in corso perquisizioni.

L’operazione di oggi segue quella avvenuta nel maggio scorso. Secondo gli inquirenti, a capo della struttura criminale c’erano Antonio Carzo e Vincenzo Alvaro, legati a famiglie di ‘ndrangheta operanti nella zona di Cosoleto (Reggio Calabria). In base a quanto accertato dai pm di Roma, coordinati dagli aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calò, il gruppo criminale puntava ad acquisire la gestione di attività economiche nei settori della panificazione, mercato ittico, pasticcerie e ritiro pelli. Le mani del clan erano finite anche sul business della ristorazione e dei bar.