E’ giallo sull’omicidio Lettieri. Ecco il mosaico a incastri. Fuscaldo come Misseri?

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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Salvatore Fuscaldo e Antonella Lettieri
Salvatore Fuscaldo e Antonella Lettieri

Salvatore Fuscaldo, il presunto assassino di Antonella Lettieri, resta in carcere. Lo ha deciso il gip presso il tribunale di Crotone che ha convalidato il fermo d’iniziativa operato dai carabinieri della città pitagorica guidati dal colonnello Salvatore Gagliano.

Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sufficienti gli indizi a carico del principale indagato per la morte della donna di 42 anni massacrata a Cirò Marina la sera dell’8 marzo scorso.

Alla base della decisione, le tracce di sangue della vittima rinvenute dal Ris di Messina sull’autovettura dell’uomo, un’Alfa Romeo 156.

Gli inquirenti aspettano ora altri esami scientifici che potrebbero far combaciare altri tasselli del mosaico. Le indagini proseguono a ritmo serrato. Continuano gli interrogatori di persone vicine alle due famiglie per cercare di risalire al possibile movente.

All’appello manca l’arma del delitto, probabilmente un attrezzo simile a un kit multiuso per auto con cui Antonella Lettieri è stata ripetutamente colpita. Si parla di diversi colpi di arma da taglio e molte martellate in testa che le hanno sfondato il cranio.

Sulla dinamica sono in corso accertamenti. La donna è stata colta di sorpresa, alle spalle, oppure ha lottato con il suo assassino/a? Nella prima ipotesi si tratterebbe di un omicidio di impeto, rabbioso, in cui l’assassino (o più assassini) non ha dato il tempo alla vittima di accorgersi di quanto le stava succedendo. Al primo colpo, Lettieri ha perso i sensi e, una volta a terra, la persona che impugnava l’arma ha infierito con ferocia sul suo corpo fino a farla stramazzare in un lago di sangue.

Nel caso in cui avesse lottato, appare naturale che chiunque venga assalito prova a urlare. E come mai le urla non sono state udite da nessuno alle prime ore di sera? Il delitto viene commesso all’ora di cena, le 20 e qualcosa, in una via stretta dove, per dare una idea, si sentono anche i battiti del cuore delle persone che vi risiedono. Allora, il vicinato ha sentito qualcosa? Perché non parla per agevolare il compito degli inquirenti? Tanti gli interrogativi.

GLI SCENARI INQUIETANTI

Ma perché tanta brutale violenza contro una donna sola e indifesa? Quì occorre capire qualcosa di più sul movente. Benché gli investigatori non escludano alcuna ipotesi, si potrebbe procedere per esclusione: di certo, a quanto si apprende, non è un omicidio di mafia. Le due famiglie non avevano legami con il crimine organizzato, né si annoverano precedenti tra i Fuscaldo e la Lettieri. Famiglie pulite, insomma.

Una rapina finita male? Antonella Lettieri non era ricca; viveva del suo lavoro fatto di tante ore in piedi nel minimarket del cognato, marito della sorella gemella. La mattina del 9 marzo, il giorno dopo il crimine, a casa sua, gli investigatori avrebbero trovato una somma di denaro, forse un migliaio di euro cash e alcuni libretti postali. Perché non arraffare il denaro e altri oggetti di valore, sempre se c’erano dei preziosi.

E’ un mistero, questo, che avvolge le stanze messe a soqquadro subito dopo il delitto per depistare le indagini. Una rapina, poi, senza effrazione. Chi è entrato aveva le chiavi di casa? 

Non restano in piedi che due ipotesi per così dire “concrete”. Quello economico e quello passionale. Nel primo caso, pare che Antonella Lettieri avesse prestato dei quattrini alla famiglia di Salvatore e Caterina Fuscaldo. A volte avrebbe lasciato loro in custodia i suoi risparmi. Una cosa che i familiari della vittima non gradivano. Ma lei, la bella commessa, non dava retta alle sorelle. Si fidava ciecamente di loro, di Caterina soprattutto, che la riteneva “più di una sorella”.

E come due “sorelle” spesso uscivano e cenavano insieme, si confidavano segreti, si scambiavano ricette e chattavano come due ragazzine per “pettegolare”, come fanno un po’ tutti. Abitavano l’una di fronte all’altra, lo spazio di tre metri in quella via Cilea, periferica, silenziosa e per molti versi tenebrosa, per non dire omertosa.

Ma se c’erano problemi di quattrini, un prestito non onorato piuttosto che somme di danaro “spariti”, perché arrivare a tanto? Il giallo si infittisce, anche perché, la moglie di Fuscaldo ha negato la circostanza dei prestiti. Per appurarlo agli investigatori tocca spulciare nello storico dei conti correnti e movimenti bancari o postali.

Non è per nulla azzardato “riavvalore” la pista passionale, per esclusione delle altre. La domanda che molti si pongono in queste ore è la seguente: poteva esserci una relazione sentimentale “clandestina” tra Salvatore Fuscaldo e la migliore amica della moglie Caterina? Attenzione, perché la questione è molto delicata e va presa con le molle.

L’interrogativo, come altri, è al vaglio degli investigatori che indagano a 360 gradi per gettare fasci di luce sul movente che ha originato il macabro omicidio. Per cercare di ottenere risposte in tal senso, sono fondamentali le analisi dei telefoni cellulari in uso alla vittima, a Fuscaldo e ai suoi familiari: tabulati, messaggi, contatti e tutto ciò che gira nel mondo apparentemente impenetrabile dei social, Facebook e WhatsApp su tutti.

Se i due avevano una relazione in incognito di certo si saranno scambiati effusioni “virtuali”, magari poi cancellati per non dare nell’occhio o alimentare sospetti indigesti. Va detto, però, che se utente elimina un messaggio crede che rimuovendolo si è messo la “coscienza a posto”, si convince che cliccando “delete” scompare ogni traccia, ma non è così.

I sistemi in dotazione alle scientifiche delle forze dell’ordine sono oggi in grado di rintracciare qualsiasi conversazione eliminata e ricostruire vite vissute dietro un monitor e una tastiera di qualsiasi dispositivo tecnologico.

Seguendo questa ipotesi, un interrogativo spunta imponente come un iceberg che sovrasta la montagna di ghiaccio che trattiene i segreti di via Cilea. E’ possibile che qualcuno sia venuto a conoscenza di questa storia e che la “coppietta” sia stata colta nella flagranza del tradimento? 

E per questo abbia deciso di vendicarsi con un “delitto perfetto” studiato cinicamente nei minimi dettagli da compierlo, guarda caso, nel giorno contro la violenza sulle donne? 

Interrogativi e sospetti che impressionerebbero anche maestri del brivido come Hitchcock. La moglie di Fuscaldo fa sapere che la sua famiglia non c’entra, scagionando quindi il marito e se stessa. Si deve guardare dunque oltre i due nuclei familiari. Già, ma verso dove?

L’ipotesi più “naturale” quanto “logica”, fino a due giorni fa, era che la vittima avrebbe opposto un rifiuto alle avance di Salvatore Fuscaldo per non tradire la fiducia della sua migliore amica. A questo respingimento sarebbe scattato il raptus omicida. Potrebbe darsi. Potrebbe. Così come non è escluso un folle scatto di rabbia e gelosia da parte di altri. Vedremo il prosieguo delle indagini.

Le indagini “cominciano adesso”, è stato infatti detto dagli investigatori, facendo intuire sviluppi clamorosi nell’inchiesta. Gli elementi al momento certi sono le tracce di sangue della vittima sull’auto del presunto (presunto) assassino: tracce biologiche sarebbero state rinvenute sul sedile posteriore, sul cambio e sul freno a mano della 156.

Poi ci sarebbero tracce miste di entrambi, di Antonella Lettieri e Salvatore Fuscaldo, che intanto dal carcere dice di non essere lui l’omicida. L’operaio nega ogni responsabilità. Se non fosse stato davvero lui, copre qualcuno?, già, ma chi? Un comportamento che potrebbe significare molte cose in questo mosaico a incastri, dove il “carnefice a sua insaputa” per molti aspetti somiglia a Michele Misseri, il mancato assassino di Avetrana.

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