I nomi dei positivi al covid su chat e web, indaga la Procura di Crotone

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB

La Procura della Repubblica di Crotone ha avviato delle indagini, delegate alla Squadra Mobile della Questura di Crotone, in relazione a “fughe di notizie relative a soggetti risultati positivi al COVID-19: fatti per cui nel primo pomeriggio odierno è stata presentata una precisa denuncia”. Lo rende noto un comunicato stampa della Questura di Crotone. I nominativi delle persone positive sono state fatte circolare attraverso chat, trattati ingiustamente come “appestati”.

L’attività investigativa riguarda notizie attinenti la sfera sanitaria privata che stanno circolando su circuiti social ovvero di messaggistica istantanea. “A prescindere dalle implicazioni di natura penale e di violazione della privacy – fa notare la Questura di Crotone – si invitano tutti ad evitare che si perpetuino tali deplorevoli e spiacevoli episodi”.

“Come convenuto, anche con la locale Prefettura, si confida nel consueto spirito collaborativo dei mass media per una corretta informazione, al fine di evitare facili strumentalizzazioni”.

E sull’increscioso episodio di Crotone intervengono i parlamentari del M5s Nicola Morra, Margherita Corrado ed Elisabetta Barbuto. “Storia di ordinaria follia”

“Viviamo giorni drammatici. Giorni in cui sperimentiamo sulla nostra quotidianità la preoccupazione per una malattia che sta flagellando il paese e sta mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale. Giorni in cui il pensiero va ai malati che stanno combattendo la loro battaglia per la vita. Giorni che ricorderemo. Ebbene, in questi giorni, Crotone è stata al centro della ribalta mediatica nazionale, non precisamente per un esempio virtuoso, ed evidentemente è riluttante a lasciare la scena poiché è di oggi la notizia che una – si spera presto non più anonima – manina ha ritenuto di dover pubblicare l’elenco nominativo dei pazienti della provincia risultati positivi al Covid 19 e completi di tutti i dati anagrafici nonché della data in cui è stato effettuato il prelievo a mezzo tampone per verificarne il contagio”.

“Si tratta di un atto criminale che – spiegano i parlamentari  – rievoca, tristemente, le grida contro gli untori della peste di manzoniana memoria. All’epoca, infatti, erano i banditori che, percorrendo le strade di Milano, incitavano all’odio contro alcuni sventurati i quali venivano additati come responsabili della diffusione del contagio. Oggi i banditori sono un ricordo nelle pagine della storia e sono stati sostituiti dalle chat e dai social sui quali la morbosa curiosità popolare si è scatenata causando agli inconsapevoli protagonisti ed ai loro familiari una ulteriore grave sofferenza che aggrava il dramma che stanno già vivendo”.

“La pubblicazione, oltre a costituire un reato gravissimo, – spiegano ancora i parlamentari del M5S – denota in maniera lampante l’ignoranza e l’imbarbarimento che flagellano ormai la nostra società. Si sarà chiesto, anche per un solo momento, l’autore del gesto infame se stava violando una norma dello stato cui appartiene in qualità di cittadino? O quale sarebbe stata la sua reazione se in quell’elenco vi fosse stato lui stesso, sua padre, sua madre o un suo congiunto? Quale l’utilità della pubblicazione? Quale interesse ha ritenuto di dover tutelare se non quello di soddisfare il proprio stupido desiderio di esibirsi sacrificando il diritto alla riservatezza e la dignità delle persone già sofferenti a causa della malattia? O forse ha ritenuto, lambiccandosi i pochi neuroni vaganti per il cervello, che la brillante trovata potesse costituire un diversivo per spezzare la monotonia di questi giorni? Ai posteri l’ardua sentenza, a noi non resta che constatare tristemente l’attualità del noto brocardo latino in virtù del quale, ancora oggi, homo homini lupus ed auspicare che il responsabile del gesto venga al più presto individuato e chiamato a risponderne alla Giustizia. Anche perché la stupidità non risulta ancora annoverata tra le cause esimenti dalla responsabilità penale”.

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