Naufragio a Cutro, 65 vittime. Superstiti: “Scafista ha impedito di lanciare SOS”

Carlomagno

Ai Lettori

Secondo Piano News non riceve finanziamenti pubblici come i grandi e piccoli media mainstream sovvenzionati a pioggia dallo Stato. Pertanto chiediamo ai nostri lettori un contributo libero che può permetterci di continuare a offrire una informazione vera, libera e corretta.

SOSTIENI L'INFORMAZIONE INDIPENDENTE
 
SEGUICI SUI SOCIAL
Per ricevere gli aggiornamenti lascia un like sulla nuova pagina Fb. Iscriviti anche al Gruppo "Un Unico Copione Un'Unica Regia". Seguici pure su TELEGRAM 1 (La Verità Rende Liberi); e TELEGRAM 2  (Dino Granata), come su Twitter "X" SPN nonché su X (Dino Granata)

Sale a 65 il numero delle vittime recuperate nelle acque di Steccato di Cutro dopo il naufragio di domenica. Martedì pomeriggio è stato individuato il cadavere di altro un uomo adulto, dopo quello rinvenuto in mattinata.

Le salme al momento identificate – come riporta l’ultimo aggiornamento diramato dal Centro coordinamento soccorsi attivo nella Prefettura di Crotone – appartengono a 28 persone, di cui 25 afghani, un pachistano, un palestinese e un siriano.

Le nazionalità dei migranti tratti in salvo provengono da Afghanistan, Pakistan, Palestina, Siria, Iran e Somalia. Fra questi sono presenti 14 minori, alcuni dei quali ancora ricoverati all’Ospedale di Crotone, altri accolti al Cara di Isola di Capo Rizzuto.

Superstite a investigatori “Scafista aveva telefono satellitare con strumento che disturbava frequenze, per questo non abbiamo potuto lanciare SOS”

Uno degli scafisti del barcone naufragato sulla costa crotonese disponeva di un telefono satellitare e di un apparecchio per inibire le onde radio/telefoniche. E’ quanto ha riferito uno dei superstiti interrogato dalle forze dell’ordine e la cui testimonianza è nel decreto di fermo che consta di una quarantina di pagine, a carico di due presunti scafisti maggiorenni. Per il terzo fermato, un 17enne, procede la Procura dei minorenni di Catanzaro. Questo spiegherebbe il mancato SOS da parte dei migranti dall’imbarcazione.

Superstite a nipote: “Tutto bene, tra poco arriviamo”

“Mio zio che era sulla barca mi ha mandato un messaggio alle 3.50 dicendomi ‘Stiamo tutti bene tra un’ora arriviamo. Il peggio è passato. Ora aspettiamo la polizia’. Il capitano gli ha detto ‘Vi porto in sicurezza’ ma poi hanno trovato la secca e la barca ai è distrutta. E dopo non l’ho più sentito”. E’ il racconto di Alladin Mohibzada, di 25 anni, afgano, arrivato davanti ai cancelli del Palamilone dalla Germania, dopo un viaggio di 25 ore, per riconoscere i parenti deceduti nel naufragio di domenica. Nel disastro ha perso la zia e tre cugini di 12, 8 e 5 anni. Lo zio invece, con un altro figlio di 14 anni è tra i superstiti.

Rinviata a Mercoledì l’apertura camera ardente al PalaMilone

Intanto, è stata è rinviata a mercoledì mattina l’apertura della camera ardente nel PalaMilone, il palazzetto dello sport di Crotone dove sono state collocate le bare delle vittime del naufragio di domenica mattina. Il rinvio è stato deciso in quanto la polizia scientifica e medicina legale hanno chiesto ulteriore tempo per le verifiche sui cadaveri dei migranti recuperati nelle ultime ore e per ultimare le operazioni di identificazione. La camera ardente sarà aperta quindi domattina alle 9.