Pestaggio Davide Ferrerio, non luogo a procedere per un imputato

Carlomagno

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Il gup del tribunale di Crotone, Elisa Marchetto, ha prosciolto dall’accusa di concorso anomalo in tentato omicidio Alessandro Curto, l’uomo di 32 anni coinvolto nell’aggressione a Davide Ferrerio, il giovane bolognese picchiato brutalmente la sera dell’11 agosto dello scorso anno mentre si trovava in vacanza in città con la sua famiglia.

Curto era finito nell’inchiesta a causa dell’ormai ‘famigerato’ messaggio inviato alla ragazzina che corteggiava e che finì per indirizzare l’aggressore sull’incolpevole Davide Ferrerio. “Ho una maglietta bianca” scrisse Curto a Martina Perugino, la minorenne alla quale faceva la corte sui social sotto falso nome, per farsi riconoscere all’appuntamento che la ragazza gli aveva dato nel centro cittadino.

In realtà Curto era vestito in tutt’altro modo ma quando vide arrivare sul luogo dell’appuntamento la ragazza accompagnata dalla madre, Anna Perugino, dal suo compagno e da Nicolò Passalacqua, autore materiale del pestaggio, comprese che il gruppo avrebbe voluto dargli una lezione e per sviare l’attenzione da sè mandò l’sms con la falsa indicazione. Una camicia bianca indossava invece Ferrerio, vittima dell’aggressione di Passalacqua, a sua volta invaghito della minorenne, e che per questo si trova ora sotto processo con l’accusa di tentato omicidio aggravato dai motivi futili e abietti.

La sentenza nei suoi confronti, nel processo con rito abbreviato, è attesa per il 21 aprile prossimo. Anche la pubblica accusa, all’udienza di ieri, ha chiesto il proscioglimento dell’imputato, dopo aver già sollecitato in precedenza l’archiviazione che invece era stata rigettata dal gip che aveva disposto l’imputazione coatta di Curto. Secondo la tesi sostenuta dalla Procura della Repubblica, racchiusa in una memoria depositata ieri in udienza, nel comportamento di Curto non si può ravvisare il dolo che il gip aveva individuato chiedendo l’imputazione coatta poiché “il ragionamento proposto dal gip non chiarisce gli elementi sulla scorta dei quali ritenere sussistente il dolo del reato base”.

In particolare il Procuratore ha ribadito che non ci sono elementi per affermare “che il Curto abbia consapevolmente indirizzato il gruppo verso un soggetto determinato, accettando il rischio della commissione di un reato in danno di un terzo”. Per la pubblica accusa “invero il trentunenne veniva avvicinato da Anna Perugino, Martina Perugino e da un’altra persona e gli veniva chiesto se fosse lui ad aver scritto alla minorenne.

Curto aveva così la possibilità di accampare una scusa ed allontanarsi senza che gli accadesse nulla. Al contrario il Ferrerio non veniva avvicinato dalle donne bensì dal solo Nicolò Passalacqua il quale non rendeva noto alla vittima la ragione per la quale lo aveva avvicinato ma, vistolo allontanarsi ed in seguito fuggire, giungeva alla conclusione che fosse lui ad aver scritto a Martina. Per questo lo rincorreva e, dopo averlo raggiunto, lo colpiva in pieno cranio”. La tesi della Procura è stata sposata anche dall’avvocato della parte civile che rappresenta il Comune di Crotone, Jacopo Abruzzo, dopo che era stata rigettata la sua richiesta di ampliare l’imputazione al reato di sostituzione di persona. Curto, infatti, aveva iniziato la relazione via social utilizzando un falso profilo che riportava il nome di un ex fidanzato della ragazza. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Renzo Cavarretta, riprendendo le intercettazioni eseguite dalla Squadra Mobile in questura tra Curto ed alcune parenti della ragazza, ha sostenuto che il suo assistito “non aveva avuto sentore di pericolo quella sera” e che non sapeva che la giovane fosse minorenne.

Gli avvocati della famiglia Ferrerio, Luca Portincasa ed Agnese Garofalo, si sono opposti alla richiesta di non luogo a procedere ribadendo il nesso di causalità tra il messaggio e l’aggressione: senza quel messaggio non ci sarebbe stato il pestaggio di Davide. Il gup Elisa Marchetto, dopo circa un’ora di camera di consiglio, ha disposto il non luogo a procedere per l’imputato.