‘Ndrangheta, allo Stato i beni dei Nirta. Minniti: “Serve un manager”

Carlomagno Jeep agosto 18

Agenzia beni confiscati alla mafiaROMA – L’agenzia nazionale dei beni confiscati alla criminalità organizzata è entrata in possesso dei due appartamenti di Quart, con autorimesse e terreni, confiscati a Giuseppe Nirta, 64 anni, e ai suoi familiari.

In mattinata si è svolto lo sfratto, con i Nirta che hanno consegnato spontaneamente le chiavi degli immobili, e la successiva sostituzione delle serrature. Spetta alla stessa agenzia deciderne la destinazione.

La confisca era diventata definitiva con una sentenza della Cassazione, nel marzo 2015, ed era stata chiesta dalla procura di Torino secondo cui quei beni sono frutto dei proventi di “attività illecite”.

Per i Nirta invece sono il frutto del “lavoro di una vita”. Giuseppe Nirta aveva scontato una condanna a sette anni e otto mesi di carcere per narcotraffico internazionale. Gli inquirenti avevano chiesto il sequestro, complessivamente, di 16 immobili e 933.000 franchi svizzeri.

Intanto il ministro dell’Interno Marco Minniti ha proposto la nomina di un manager per la gestione dei beni confiscati alla mafia in un convegno sul tema a Roma.

“E’ lecito pensare – ha detto . che alla guida dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati sia una figura anche diversa da quella del prefetto; si apra alla manageralità. Per fare funzionare l’Agenzia – ha spiegato Minniti – servono competenze manageriali ed esperti di mercato, difficili da rintracciare nell’Agenzia”.

Il ministro ha insistito sulla necessità che la riforma della legge sui beni confiscati, già approvata dalla Camera nel novembre del 2015, venga licenziata al più presto anche dal Senato. “Sarebbe un peccato mortale – ha detto – arrivare a chiudere la legislatura senza approvare la legge, io la considero una ipotesi del terzo tipo, dell’irrealtà. Faccio appello al Parlamento anche se non ho armi se non quella della persuasione. L’Italia aspetta questo provvedimento, abbiamo già un buon testo, si può migliorare al Senato, se possibile prevedendo modifiche già d’intesa con la Camera”.

Minniti ha chiesto che la riforma insista sul ruolo delle prefetture, che devono rimanere centrali, ma inserisca, appunto, competenze manageriali che facciano funzionare al meglio l’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati. “Io lavorerei al Senato seguendo questa traccia”, ha detto, ribadendo che “l’approvazione rapida di questa riforma è un segnale di civiltà giuridica”. “Lo Stato – ha osservato Minniti – non può permettersi di confiscare un bene e che questo si deperisca. Non si deve pensare che se un bene lo gestisce la mafia funziona, se lo gestisce lo Stato no. Le mafie vivono di simboli e anche per questo il bene deve tornare a vivere”.

E’ quindi importante per Minniti, come per la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, “investire in questo ciclo economico virtuoso. Per lo Stato questa è una partita cruciale: bisogna colpire infatti i mafiosi e i loro patrimoni. E’ questa la strategia vincente, i risultati sono già sotto gli occhi di tutti”. “L’obiettivo di sconfiggere le mafie è dentro un orizzonte percorribile da parte delle istituzioni”, ha concluso Minniti. (Ansa)