Fico a San Ferdinando tra migranti e diritti: “L’Ue ci lascia soli”

Carlomagno campagna ottobre 2018

Fico San Ferdinando“Sono qui perché questo è un luogo difficile dove c’è stato un omicidio brutale. Sono qui per portare le condoglianze dello Stato alla famiglia ed agli amici di Soumayla Sacko e per capire quando il corpo potrà essere restituito alla famiglia”.

Lo ha detto il presidente della Camera Roberto Fico appena arrivato nella baraccopoli di San Ferdinando dove viveva il migrante assassinato il 2 giugno scorso. “Qua nella piana di Gioia Tauro – ha aggiunto – c’è una situazione molto complicata”.

“La situazione dei braccianti, delle sotto paghe, dei caporali, delle aziende agricole. Quindi sono qui non per creare oggi uno scontro o una polarizzazione ma con una visione di facilitatore, di cercare di poter avere un tavolo, magari tra Comuni, Prefettura, Regione e cercare di facilitare soluzione della situazione. Oggi è un giorno di progettualità, di condoglianze, di pace”. Sulla vicenda della nave Aquarius, Fico ha detto: “Sto monitorando la situazione”.

“Qua – ha aggiunto poi Fico – parliamo dei diritti dei lavoratori, è una questione assoluta di diritti di lavoratori, perché noi siamo in una Piana che produce agrumi, arance meravigliose, durante l’inverno, e quindi le aziende agricole devono avere i braccianti per il lavoro; braccianti che, siano migranti col permesso di soggiorno o che siano italiani, devono essere garantiti al cento per cento nei loro diritti”.

“Quindi le paghe – sottolinea – devono essere adeguate e le aziende agricole devono potersi occupare anche di alcune situazioni, come l’alloggio o il vitto di queste persone, perché così ha sempre funzionato”.

“Si devono mettere in campo – dice Fico – altre risorse che possono essere risorse europee, che può essere l’aiuto dei sindaci nell’accoglienza diffusa, perché qui nessuno vuole la tendopoli, anche se è molto meglio della baraccopoli ed è nella legalità. Ma noi vogliamo un altro tipo di diritto del lavoro e dei lavoratori – spiega – perché tutti vogliamo le arance calabresi sulle tavole ma per prendere queste arance c’è un’azienda agricola che in questo momento sfrutta dei lavoratori”.

“L’Europa – prosegue – spesso ci lascia soli su situazioni così gravi come quelle degli arrivi e degli sbarchi. Ci sono accordi che vanno assolutamente rivisti, perché se al porto di Gioia Tauro arrivano carichi di arance a basso costo che vengono dalla Tunisia, abbattono i prezzi; la grande distribuzione si prende le arance con un prezzo bassissimo. È chiaro che gli agricoltori, i contadini, le aziende agricole non ce la fanno, e poi l’anello più debole paga”. “Dobbiamo riuscire – conclude – a progettare insieme ai Comuni, insieme alla Regione Calabria, insieme allo Stato e al prefetto, un progetto che ci porti fuori da questa situazione e porti diritti ai lavoratori e benessere”.