Riducono in schiavitù e seviziano una donna per anni, presi gli aguzzini

Carlomagno campagna Fiat Marzo 2019

Agenti di Polizia in servizio presso la Sezione investigativa del Commissariato di Gioia Tauro hanno arrestato due persone ritenuti responsabili, l’uno, di riduzione in schiavitù e, l’altro, di atti persecutori aggravati, ai danni di una donna residente nella Piana di Gioia Tauro che, dopo oltre un ventennio di vessazioni e violenze, ha denunciato tutto alla Polizia di Stato, permettendo l’avvio delle indagini.

Dei due sono state diffuse solo le iniziali: R.R., 70 anni, di Cittanova e F.R.D., 55 anni, di Polisten. Il provvedimento, eseguito all’alba, è stato emesso dal Giudice di Reggio Calabria, in esito ad indagini condotte dal Commissariato e coordinate, inizialmente, dalla Procura della Repubblica di Palmi, poi dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, cui il fascicolo è stato trasmesso per competenza.

Al 70enne è stato contestato il reato di riduzione in schiavitù, mentre all’altro è stato contestato, in concorso con il primo il reato di atti persecutori ai danni di una donna di 40 anni, anch’essa residente nella Piana di Gioia Tauro, che, con la sua coraggiosa denuncia alla Polizia di Stato, ha trovato la forza reagire ai suoi due aguzzini che, per oltre un ventennio, l’hanno tormentata, usandole violenze, fisiche, sessuali e morali, d’ogni genere.

Le investigazioni, coordinate dai pm Gianluca Gelso della Dda di Reggio Calabria e Davide Lucisano della Procura di Palmi, sono scaturite dalla denuncia sporta, nel mese di gennaio, presso il Commissariato di Gioia Tauro dalla vittima di gravi abusi, la quale, dopo un lungo e sofferto racconto – confermato, poi, dalla stessa donna in sede di sommarie informazioni all’autorità giudiziaria e dai riscontri ottenuti nello sviluppo delle indagini – riferiva una sequenza di fatti che dimostravano come essa, da oltre un ventennio, fosse caduta nelle mani dell’uomo Settantenne il quale, approfittando della sua fragile condizione psicologica, era riuscito a condizionare e a gestire l’intera vita della donna, grazie non solo a violenze fisiche, che pure si sarebbero palesate nel corso degli anni, ma, in particolare, creando una vera e propria situazione di soggezione psichica che annullava in maniera totale la volontà della donna, obbligandola a subire rapporti sessuali, violenze fisiche e vessazioni di ogni genere. Per tale motivo è stato contestato il reato di riduzione in schiavitù ai danni della vittima.

La vicenda in particolare aveva inizio nel 1998 quando la vittima, allora ventenne, conosceva R.R. in un centro per anziani della Piana di Gioia Tauro che, professandosi “sociologo”, si offriva di aiutarla a curare una forma di anoressia di cui era affetta. Da quel momento, il 70enne R.R. riusciva a conquistare la fiducia dell’intera famiglia della donna che, di lì a poco, sarebbe divenuta la sua vittima, dimostrandosi generoso e protettivo anche verso tutti gli altri componenti della famiglia della vittima accreditandosi quale massone, con numerosi agganci tra le forze dell’ordine, la politica, la magistratura e il clero.

L’arrestato pertanto, negli anni successivi, riusciva ad illudere, soggiogare e coartare – fisicamente e psicologicamente – la vittima sino ad annullarne la forza di volontà, in quanto intimorita dalle possibili ripercussioni ove non avesse assecondato le richieste del suo “aguzzino-protettore”.

Richieste che, ben presto, sono degenerate in gravi violenze fisiche ed innumerevoli pretese di prestazioni di natura sessuale, sovente ottenute in maniera violenta. Le difficili investigazioni hanno anche accertato che R.R. – nel quadro dei vent’anni di soprusi e violenze subìte – costrinse la sua vittima ad una cruenta interruzione di gravidanza, attraverso un’operazione clandestina condotta senza alcuna precauzione.

Il Gip ha disposto nei confronti di R.R. la misura della custodia in carcere, mentre nei confronti di F.R.D., gli arresti domiciliari presso il luogo di residenza, per il reato di stalking, in concorso con R.R., ai danni della donna. Infatti, a partire dall’anno 2017 i due arrestati avevano seguito con la loro autovettura reiteratamente la vittima, l’avevano minacciata anche di morte, portandosi fin sotto la sua abitazione, controllando ogni suo spostamento e cagionandoleun perdurante e grave stato di ansia e di paura ed un fondato timore per la propria incolumità.