Risolto un omicidio di ‘ndrangheta del 1988, individuato il killer di Giuseppe Cartisano

Si tratta di Vincenzino Enzo Zappia, di 52 anni. A quel tempo i due erano poco più che ventenni e la vittima fu uccisa nella sanguinosa faida della "seconda guerra di 'ndrangheta"


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Stamane, a conclusione di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, i Carabinieri del Comando Provinciale hanno dato esecuzione ad ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Giudice presso il Tribunale di Reggio Calabria a carico di un soggetto ritenuto responsabile dell’omicidio di Giuseppe Cartisano allora 22enne, assassinato a Reggio Calabria il lontano 22 Aprile 1988. Si tratta di Vincenzino Zappia detto “Enzo”, di 52 anni, attualmente detenuto per altra causa.

L’indagine è stata avviata nel settembre del 2019 e ha consentito di fare completa chiarezza su uno dei fatti di sangue più efferati ed eclatanti della faida reggina a cavallo tra gli anni 80 e 90: l’omicidio di Giuseppe Cartisano.

La dinamica dell’omicidio – I due killer entrarono in azione la sera del 22 aprile 1988 all’interno del bar gelateria Malavenda, nella centralissima piazza De Nava, laddove affrontarono apertamente Cartisano, colpendolo a morte con numerosi colpi di arma da fuoco.

Durante la loro fuga, però, furono intercettati ed inseguiti da una pattuglia dei Carabinieri, al cui indirizzo esplosero diversi colpi di arma da fuoco allo scopo di guadagnare la fuga.
Nel corso del conflitto a fuoco che ne seguì, rimase ucciso uno dei due sicari, LucianoPellicanò; l’altro (oggi identificato nell’indagato Zappia) sebbene gravemente ferito, riuscì a dileguarsi, approfittando dell’aiuto fornitogli da ignoti complici.

Sulla scena criminis, i militari rinvennero e repertarono – lungo la via di fuga dei killer – consistenti tracce ematiche. Si trattava del sangue che uno degli assassini aveva copiosamente perduto, dopo essere stato colpito alla gamba nel corso del conflitto a fuoco.

Gli accertamenti tecnici condotti nell’immediatezza su quel materiale biologico, non consentirono, tuttavia, per le conoscenze tecnico – scientifiche dell’epoca, di giungere all’individuazione del responsabile.

Gli sviluppi delle indagini – Nell’anno 2019, la Dda, nel riesaminare le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia (che avevano fornito indicazioni su quella vicenda nell’ambito del processo Olimpia e nel corso di indagini successive), ha proceduto ad una nuova verifica degli atti processuali, recuperando i reperti di tracce ematiche rimasti custoditi per più di trent’anni negli archivi giudiziari.

Gli accertamenti e il Dna – Sono stati quindi delegati accertamenti genetico molecolari sui campioni di sangue in sequestro che, grazie alle moderne tecniche di laboratorio, hanno permesso al Ris di Messina di estrapolare il Dna nucleare utile per fini identificativi.

La successiva comparazione di laboratorio ha fornito la definitiva ed inequivocabile conferma circa l’identità del killer fuggito all’epoca dei fatti. È stata infatti riscontrata la perfetta sovrapponibilità tra il profilo genetico molecolare estratto dalle tracce ematiche rinvenute sulla scena del crimine e quello ricavato dal tampone salivare dell’indagato Enzo Zappia.

L’individuazione dell’impronta genetica, per di più, si aggiunge, corroborandolo, al già corposo quadro dichiarativo reso da numerosi collaboratori di giustizia, in merito al coinvolgimento diretto di Zappia nell’agguato mortale di piazza De Nava.

L’indagine ha ulteriormente certificato l’appartenenza di Vincenzino Zappia alla potente cosca di ndrangheta dei “De Stefano – Tegano”, attiva in Reggio Calabria, per conto della quale aveva portato a compimento anche l’omicidio del giovane Cartisano.

Le risultanze investigative hanno consentito di ben delineare la spiccata caratura criminale del destinatario del provvedimento di oggi, impostosi come uno tra i più spietati elementi dei gruppi di fuoco che la compagine di appartenenza, durante la seconda guerra di ndrangheta (oltre settecento morti ammazzati), aveva approntato per far fronte alle offensive delle cosche avversarie. Sullo sfondo una cruenta lotta senza quartiere ingaggiata per il predominio mafioso territoriale sulla città di Reggio Calabria.


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