Crollo tetto auditorium del Consiglio regionale, 30 indagati

Per la tragedia sfiorata lo scorso 31 luglio, quando all'improvviso è collassata la struttura. Fra gli altri sono coinvolti due ex segretari generali di Palazzo Campanella, alcuni dipendenti del Consiglio e titolari delle imprese. Ipotesi di crollo colposo

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB

Sono trenta gli indagati nell’inchiesta della Procura di Reggio Calabria sul crollo del tetto dell’auditorium “Nicola Calipari” al Consiglio regionale della Calabria avvenuto il 31 luglio scorso.

Prima di procedere con il conferimento dell’incarico al perito, che avverrà il prossimo 22 settembre, la squadra mobile reggina ha notificato gli avvisi di garanzia su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri, dell’aggiunto Gerardo Dominijanni e del pm Andrea Sodani.

Un “atto dovuto” per consentire la nomina di un consulente di parte ai trenta indagati. Si tratta di due ex segretari generali di Palazzo Campanella, alcuni dipendenti del Consiglio regionale e titolari delle imprese che, dal momento della costruzione della sala Calipari fino al crollo, hanno avuto un ruolo nei vari lavori. Tra questi anche l’ex presidente della Camera di Commercio di Vibo Valentia Michelino Roberto Lico.

L’avviso di garanzia, inoltre, è arrivato a Giulio Carpentieri, Maurizio Priolo, Paolo Battaglia, Giovanbattista Battaglia, Giuseppe Gumina, Giovandomenico Caridi, Giovanni Pietro Mortellaro, Raffaele Campisi, Stefania Vitale, Domenico Davoli, Cristiano Minico, Salvatore Laganà, Alberto De Flammineis, Dante Mazzitelli, Francesco Messineo, Luciano Romanelli, Daniele Naso, Domenico Naso, Ferdinando Ferraro, Pierluigi Mancuso, Rosaria Zoccali, Paolo Morabito, Ubaldo Multari, Antonino Di Benedetto, Antonio Palombo, Vincenzo Romeo, Pietro Tarsia, Antonio Pisanelli ed Emanuele Fiorino.

L’ipotesi è quella di un reato “colposo”. L’accusa, infatti, per tutti è “crollo di costruzioni o altri disastri dolosi”. Tra le parti offese individuate dalla Procura della Repubblica c’è il Consiglio regionale della Calabria.

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