Quindici anni fa l’omicidio Fortugno, Mattarella: “Sviluppo possibile solo nella legalità”

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Francesco Fortugno

Sono trascorsi quindici anni dall’omicidio di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale barbaramente ucciso a Locri nel 2006. Un anniversario che arriva nel giorno dei funerali della presidente della Regione, Jole Santelli, scomparsa dopo una lunga malattia.

Era il 16 ottobre 2005 quando Fortugno venne ucciso a Locri, nell’androne di Palazzo Nieddu, con una pistola calibro 9. Un agguato in piena regola, compiuto con estrema freddezza, in un luogo affollato nel centro cittadino, mentre Fortugno stava parlando con altre persone. L’esponente dell’allora Margherita (poi confluita nel Pd) aveva 54 anni e da pochi mesi era stato eletto in Consiglio regionale, decidendo di lasciare per un periodo di aspettativa il lavoro di primario nel pronto soccorso dell’ospedale di Locri.

Ha lasciato due figli e la moglie, Maria Grazia Laganà, che successivamente venne eletta parlamentare del Partito democratico. I processi scaturiti dagli arresti per il delitto Fortugno hanno portato nel 2012 alla prima decisione della Corte di Cassazione che ha confermato definitivamente le condanne all’ergastolo di Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino. Il padre di Giuseppe Marcianò, Alessandro, è stato giudicato, nel 2014, con una sentenza della Cassazione che ha confermato il carcere a vita.

Sentenze che hanno segnato il ruolo dei Marcianò come mandanti, ma che non hanno spento le perplessità rispetto ad un livello superiore che avrebbe influito sul delitto. Un meccanismo perverso, fatto di ‘ndrangheta e politica, affari e sanità, contro i quali Franco Fortugno aveva assunto posizioni nette. Pagandole con la morte.

Mattarella: “Sviluppo possibile solo nella legalità”
“Anche questo giorno di memoria può contribuire a dare forza alla Calabria e all’Italia onesta che vuole liberarsi dalla sopraffazione criminale ed è consapevole che solo nella legalità è possibile uno sviluppo delle comunità e dei territori, tanto più di quelli che sentono la necessità di ridurre il divario di opportunità e di risorse». Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato all’onorevole Maria Grazia Laganà Fortugno.

«A quindici anni dal brutale assassinio di Francesco Fortugno desidero rinnovare i sentimenti di vicinanza e solidarietà alla sua famiglia, a quanti gli furono amici, a coloro che seppero cogliere subito in quel delitto così vile e crudele il segno turpe dell’organizzazione mafiosa, la minaccia rivolta all’intera comunità civile, la sfida intollerabile alle istituzioni democratiche” scrive il Capo dello Stato.

“Fortugno era un uomo mite, un medico conosciuto e affermato, che con passione e spirito di servizio aveva deciso di impegnarsi per lo sviluppo della propria comunità. Era stato eletto da pochi mesi vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria quando venne ucciso per mano di killer della n’drangheta”.

Mattarella ricorda che “l’organizzazione criminale intendeva, ancora una volta, riproporre il proprio ricatto di potere, attentare alla libertà dei cittadini, intimidire la società nel tentativo di sottometterla ai suoi traffici illegali. La reazione della Locride e della Calabria, a partire dai suoi giovani, fu allora immediata e mise in luce una grande volontà di riscatto, di liberazione dalle mafie, di recupero della legalità contro ogni compromissione, omertà, zona grigia. Le sentenze, a conclusione dei processi, hanno confermato quella matrice criminale e l’inaccettabile intento di violenza e oppressione”.

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