La ‘ndrangheta negli appalti della sanità reggina, 16 arresti. C’è un politico

Nell'operazione Inter Nos della Guardia di finanza è stata scoperta la collusione tra apparati mafiosi con politica e funzionari, che pilotavano le gare dell'Asp. Ai domiciliari Nicola Paris, consigliere regionale in carica (ex Udc). Sospeso un funzionario

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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I Finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Scico, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, dalle prime luci dell’alba, hanno eseguito numerosi provvedimenti cautelari personali e patrimoniali, con il supporto di altri Reparti del Corpo, nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Roma, Livorno, Verona e Milano.

Sono 17 le misure cautelari eseguite, mentre sono state sequestrate imprese per un valore di oltre 12 milioni di euro. Colpiti soggetti che in collusione con le ‘ndrine, avevano reso possibile l’infiltrazione di apparati mafiosi negli appalti dell’Asp di Reggio Calabria. Tra gli arrestati di stamattina nell’inchiesta “Inter Nos”, c’è anche il consigliere regionale in carica Nicola Paris (gruppo Misto).

Eletto nel 2020 nella lista dell’Udc con 6.358 voti, Paris (poi passato nel Misto) è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione. L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria è molto ampia e riguarda diverse famiglie mafiose. Tra gli arrestati, infatti, ci sono soggetti intranei o ritenuti vicini alle cosche Serraino di Reggio Calabria, Iamonte di Melito Porto Salvo e Floccari di Locri.

I provvedimenti giudiziari rappresentano l’epilogo delle investigazioni condotte dal Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria e dallo Scico, a contrasto dell’infiltrazione della ‘ndrangheta nell’economia legale.

In particolare 9 persone sono finite in carcere, 7 ai domiciliari ed un funzionario è stato  sospeso dall’esercizio del pubblico ufficio.

In carcere sono finiti Domenico Chilà, di 57 anni; Antonino Chilà, (54); Giovanni Lauro (44); Antonino D’Andrea, (36); Mario Carmelo D’Andrea (66); Francesco Macheda (72); Nicola Calabrò (71); Massimo Costarella (56) e Giuseppe Corea (52).

Arresti domiciliari nei confronti di Filomena Ambrogio, di 64 anni; Angelo Zaccuri (65); Lorenzo Delfino (54); Sergio Piccolo (44); Gianluca Valente (46); Salvatore Idà (57) e Nicola Paris, di 40 anni.

Una sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio nei confronti di Giuseppe Giovanni Galletta, di 63 anni.

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere – aggravata dall’agevolazione mafiosa – finalizzata alla turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione, frode nelle pubbliche forniture, estorsione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

L’inchiesta dei finanzieri, coordinata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Gerardo Dominijanni, è stata condotta dai pm antimafia Walter Ignazitto, Marika Mastrapasqua e Giulia Maria Scavello.

E’ stata inoltre data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo d’urgenza – emesso dalla Procura Distrettuale – dell’intero patrimonio aziendale di 5 persone giuridiche, per un valore stimato di oltre 12 milioni di euro.

L’indagine Inter Nos

L’attività investigativa svolta – spiegano gli inquirenti –  ha permesso di accertare che i servizi di pulizia e sanificazione delle strutture amministrative e sanitarie ricadenti nella competenza territoriale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria sono stati affidati ad individuate società, i cui membri, risultati essere “legati” a varie consorterie criminali operanti nel territorio della Provincia di Reggio Calabria (articolazioni di Reggio, Locri e Melito di Porto Salvo), mediante un distorto utilizzo del sistema della proroga del rapporto contrattuale, in assenza di alcuna procedura di evidenza pubblica, sono riusciti per anni a proseguire artificiosamente il rapporto con l’ente appaltante.

Dopo innumerevoli proroghe illegittimamente concesse, viene indetta una gara per l’affidamento del medesimo servizio che verrà aggiudicata, grazie ad un collaudato sistema di corruttela, alle stesse società, nel frattempo riunitesi in A.T.I.; indebite dazioni che, lungi dall’esaurirsi con l’aggiudicazione dell’incanto, sono state elargite in maniera continuativa e sistematica al fine di mantenere saldo nel tempo il pactum sceleris con questi siglato.

Per come emerso, il sodalizio investigato, al fine di poter fornire lecita giustificazione agli ammanchi di denaro dalle casse sociali connesse alle indebite elargizioni, era solito fare ricorso a false fatturazioni emesse da imprese compiacenti, con le quali erano sono in essere, altresì, leciti rapporti commerciali.

Nel corso delle investigazioni, inoltre, sono stati cristallizzati specifici episodi di corruttela che hanno coinvolto anche il Direttore della Struttura Complessa Gestione Risorse Economico Finanziarie dell’A.S.P. di Reggio Calabria, in capo al quale sono state accertate indebite dazioni di denaro e altre utilità (un costoso Smartphone) da parte di taluni degli imprenditori investigati, in rapporti di reciproci vantaggi, concretizzatisi per questi ultimi in una “corsia preferenziale” per il pagamento delle prestazioni rese.

Il rapporto del citato Direttore con gli indagati era diventato così stretto che gli stessi si sono attivati al fine di consentire a questi di ottenere una proroga nell’incarico di prossima scadenza, il tutto attraverso l’intermediazione di un consigliere della Regione Calabria (Nicola Paris, finito agli arresti domiciliari) – la cui campagna elettorale era stata, tra l’altro, sostenuta da alcuni degli indagati medesimi.

L’attività svolta ha altresì permesso di rilevare come le componenti l’ATI abbiano svolto con modalità difformi da quelle previste i servizi straordinari di sanificazione e disinfestazione – affidati dall’ASP a seguito del diffondersi dell’epidemia da nuovo coronavirus – da effettuarsi presso i diversi presidi ospedalieri della Provincia di Reggio Calabria.

Ancora, è stato accertato che gli indagati, in piena crisi pandemica, si appropriavano indebitamente dei dispositivi di protezione individuale anti-covid, sottraendoli finanche al personale sanitario impegnato in occasione dell’emergenza nonché si sottoponevano indebitamente alla relativa vaccinazione (prevista, all’epoca dei fatti, solo per individuate categorie).

Da ultimo, sono state acclarate condotte estorsive poste in essere da alcuni indagati, i quali pretendevano da individuati dipendenti la restituzione di una quota parte mensile dello stipendio da questi percepito(pari a circa 250 euro, ogni mese).

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