‘Ndrangheta, nuove minacce a commerciante che denunciò intimidazioni

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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Tiberio Bentivoglio

Due intimidazioni in meno di un anno: a subirle Tiberio Bentivoglio, il commerciante di Reggio Calabria che ha denunciato la ‘ndrangheta. Il secondo episodio il 26 agosto scorso quando ha ricevuto una lettera minatoria.

Sulla vicenda sta indagando la polizia. Dieci mesi fa Bentivoglio aveva subito un’altra minaccia: nel cancello di ingresso del suo frutteto in località Ortì i poliziotti avevano trovato una bombola a gas con un fazzoletto imbevuto di benzina e una miccia.

“Tiberio Bentivoglio continua a dare fastidio ai malavitosi” ha commentato lo stesso commerciante. “Continuo a dare fastidio – ha aggiunto – perché non mi sono limitato solo a denunciare i fatti, le minacce e le estorsioni, ma parlo contro le mafie e lo faccio sempre di più nei campi di Libera, nelle scuole. Parlare significa non subire e io continuo a resistere. Non esiste altro metodo se non la denuncia. Anche se lo Stato a volte non è molto presente o arriva tardi, noi dobbiamo continuare a denunciare.

Nella mia storia ci sono sei procedimenti penali. Gli ultimi due sono ancora in atto e sono per intimidazioni e violenza private.

Ho denunciato non persone qualunque ma soggetti vicini alla mafia e quindi anche da lì potrebbe arrivare. Ma non è escluso che sia un personaggio antico della mia storia che ogni tanto vuole cercare di devastare il mio sistema psicologico. Io le chiamo lettere disturbo perché il vero mafioso non ti manda una lettera così. Serve solo a farci stare male perché noi li abbiamo denunciati”.

“In questi giorni – ha concluso Bentivoglio – non ho sentito la vicinanza delle istituzioni. Nessuno mi ha chiamato, nessuna telefonata da parte delle istituzioni sia locali che non locali. Non dico spero che lo facciamo, ma io ho fatto quello che era giusto fare per non perdere la dignità”.

Solidarietà all’imprenditore da de Magistris
“Tutta la mia solidarietà e il mio affetto a Tiberio Bentivoglio, imprenditore e testimone di giustizia, vittima dell’ennesima, vile, intimidazione mafiosa”. Lo afferma Luigi de Magistris, candidato presidente alla Regione Calabria.

“La sua storia – prosegue l’ex pm – è una delle più grandi ingiustizie non solo per la Calabria, ma per tutta l’Italia. Ha scelto di restare nella sua terra, di investire e creare lavoro ed economia pulita. Proprio per questo, da trent’anni è vittima di atti criminali. L’ultimo pochi giorni fa, quando gli è stata recapitata a casa una nuova lettera minatoria. Fatto gravissimo e allarmante, dopo la bombola a gas con innesco rudimentale lasciata a ottobre 2020 nei pressi dell’ingresso della sua abitazione, ritrovata per fortuna dalle forze dell’ordine che lo proteggono. In un momento in cui si gioca una partita storica nella lotta alla mafia, Tiberio Bentivoglio non deve essere lasciato solo. È scandaloso il suo abbandono e che non riceva più il fondo per i testimoni di giustizia e le vittime di mafie e terrorismo. La lotta alla ‘ndrangheta deve essere sempre una priorità per le istituzioni che non devono mai abbandonare chi denuncia per amore della propria terra”.

Per de Magistris “la politica, in questo, deve avere un ruolo determinante, stare al fianco e supportare sempre i cittadini onesti, magistrati e forze dell’ordine. Dobbiamo essere le sentinelle che presidiano la libertà e la giustizia della popolazione calabrese. Ho contrastato la ‘ndrangheta da magistrato e da sindaco ho fatto in modo che le mafie non penetrassero nella macchina comunale. Io continuo a schierarmi al fianco di chi, come Tiberio Bentivoglio, ha il coraggio di denunciare. Lo Stato non deve assolutamente lasciare soli imprenditori e persone come lui”, conclude il candidato alla presidenza della regione Calabria.

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