Bancarotta ed evasione, sequestrati beni per 2,3 milioni. 7 indagati

Coinvolte due società attive nella grande ristorazione. Secondo la procura di Vibo avrebbero pilotato il fallimento di una società creandone altre per distrarre beni e denaro.

Carlomagno campagna novembre 2018
Tribunale di Vibo Valentia
Tribunale di Vibo Valentia

I finanzieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo e per equivalente, per un importo di oltre 2,3 milioni di euro, emesso dal locale Tribunale, nei confronti di due società, comprensive dei rispettivi complessi aziendali, riconducibili a 7 soggetti, appartenenti al medesimo nucleo familiare, operanti nel settore della grande ristorazione nella città turistica di Pizzo Calabro.

L’operazione rappresenta l’epilogo di una complessa attività d’indagine in materia economico-finanziaria svolta nel settore fallimentare, eseguita dalle fiamme gialle sotto la direzione del sostituto procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Benedetta Callea.

L’inchiesta, condotta dai militari del Nucleo di polizia economico finanziaria, ha permesso di disvelare un presunto sistema fraudolento che ha condotto un’impresa al fallimento, distraendone rami aziendali produttivi, attraverso la scissione e la cessione degli stessi ad altre società appositamente create, generando una “scatola vuota”, depredata e gravata da soli debiti.

I diversi amministratori di fatto e di diritto, nominati nel tempo, tutti indagati, hanno condotto al fallimento la prima impresa attraverso il sistema della spoliazione dell’attivo patrimoniale, mediante la creazione di due aziende gemelle della fallita, operanti nel medesimo settore, nelle quali venivano fatti confluire beni e poste attive, con l’unico intento, secondo l’accusa, di non soddisfare le pretese creditorie accumulate, tra cui in modo principale l’erario.

Per tale motivo, in esecuzione del provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria, i finanzieri hanno sottoposto a sequestro, finalizzato alla successiva confisca, un bar, 4 immobili, disponibilità finanziarie ed un veicolo, al fine di garantire il ceto creditorio e la corretta pretesa erariale, poiché l’impresa aveva parimenti sottratto al fisco oltre 1 milione di euro di imposte non versate.