Autobomba a Limbadi, chiuse le indagini su attentato a Matteo Vinci

L'attentato a padre e figlio ad aprile 2018. La Dda contesta i reati di omicidio e tentato aggravato da mafia a cinque persone tra i Mancuso e i Di Grillo

Carlomagno campagna Jeep Renegade Agosto 2019

bomba auto Matteo Vinci LimbadiLa Procura antimafia di Catanzaro ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sull’attentato che il 9 aprile del 2018, a Limbadi, nel vibonese, provocò la morte di Matteo Vinci, di 42 anni, ed il grave ferimento del padre Francesco, di 71.

Vinci fu ucciso dall’esplosione di una bomba collocata sotto l’automobile sulla quale viaggiava insieme al papà. Il pm della Dda, Andrea Mancuso, ha contestato agli indagati, Domenico Di Grillo, Rosaria Mancuso, Vito Barbara, Lucia Di Grillo e Rosina Di Grillo, a vario titolo, i reati di omicidio e tentato omicidio, detenzione illegittima di ordigno esplosivo, minaccia, ricettazione, detenzione abusiva di armi, lesioni personali, estorsione e rapina, con l’aggravante del metodo mafioso.

Barbara, Lucia Di Grillo e Rosaria Mancuso sono ritenuti, in concorso morale e materiale tra loro e con altri soggetti allo stato non identificati, quali ideatori e promotori dell’attentato in cui restò ucciso Matteo Vinci e fu ferito il padre.