Autobomba a Limbadi in cui morì Matteo Vinci, altri 7 arresti

Individuati i soggetti che hanno fabbricato e materialmente posizionato il micidiale ordigno sotto l'auto del caporal maggiore. A giugno 2018 erano stati arrestati i mandanti dell'efferato omicidio


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Nuovi sviluppi sull’omicidio di Matteo Vinci, il 42enne fatto saltare in aria con una bomba piazzata sotto la sua automobile il 9 aprile 2018, a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia. Nell’attentato rimase gravemente ferito il padre Francesco Vinci.

Dopo aver arrestato i presunti mandanti, stamane i carabinieri hanno arrestato altre 7 persone, tra le province di Vibo e Reggio, gravemente indiziate, a vario titolo, oltre che dei reati di omicidio e tentato omicidio, anche di danneggiamento, porto di esplosivi, tentata estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Catanzaro, è denominata in codice “Demetra 2”.

Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia e del Reparto Crimini Violenti del Ros di Roma, coordinate dal sostituto procuratore Andrea Mancuso, hanno consentito di individuare i due soggetti che hanno fabbricato e materialmente posizionato il micidiale ordigno che ha provocato la morte del caporal maggiore Matteo Vinci ed il grave ferimento del padre Francesco.

Già erano stati assicurati alla giustizia, a solo un paio di mesi dall’esplosione, i presunti mandanti dell’efferato omicidio, appartenenti alla potente famiglia Mancuso. Il brutale crimine è maturato in un più ampio disegno estorsivo, posto in essere dai Mancuso, finalizzato all’illecita acquisizione di terreni, alla quale si sarebbe opposta la famiglia Vinci. La mano degli esecutori, invece, sarebbe stata armata dalla necessità di saldare un debito contratto nei traffici di droga.


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